Cuba, dopo oltre 50 anni viaggi liberi all'estero

1' di lettura

E' entrata in vigore la riforma della legge sull'immigrazione: i cittadini sopra i 18 anni con un passaporto in regola possono adesso lasciare il paese. Ma le autorità potranno negare i documenti necessari per l'espatrio

Dalla mezzanotte di lunedì 14 i cubani hanno diritto di viaggiare all'estero, grazie alla riforma della legge sull'immigrazione varata dal presidente Raul Castro. La riforma autorizza i cubani sopra i 18 anni a recarsi all'estero, purché forniti di un passaporto in regola. La legge dovrebbe favorire soprattutto i circa 2 milioni di cubani che vivono all'estero (l'80% negli Usa) e gli sportivi e i professionisti fuggiti dal paese nel corso di viaggi oltreconfine.

La legge prevede l'eliminazione di due ostacoli imposti in materia fin dal 1961: la "tarjeta blanca", emessa da un apposito ufficio amministrativo, che poteva respingere la richiesta del documento senza alcun motivo, e una lettera di invito dall'estero, a dei costi, tra l'altro, molto alti, circa 200 dollari.

Questa semplificazione delle normative attenuerà così una delle restrizioni più sentite dai cubani, diventata con gli anni un tratto caratteristici del governo, quasi un simbolo del 'castrismo'. Della legge si parlava da tempo all'Avana. E' stata confermata a ottobre, subito accolta con speranza da tanti cubani, senza però dissipare la diffidenza degli oppositori, perché, per esempio, le autorità avranno sempre la possibilità di rifiutare il rilascio del passaporto.

Rimangono inoltre in piedi una serie di filtri per le professioni 'sensibili', come militari e scienziati, che potrebbero aspettare fino a 5 anni per ottenere il passaporto, o anche i cubani emigrati all'estero. A loro verrà autorizzato un soggiorno di 90 giorni al massimo. Nella lista figurano anche i medici, anche se i rumors di queste ore affermano che tale categoria potrebbe essere esclusa, e rientrerebbe quindi nella riforma.

C'è un altro punto significativo, in quanto la nuova politica dell'immigrazione - viene precisato - dovrà "tenere conto del diritto dello Stato rivoluzionario a difendersi dai piani sovversivi e di ingerenza del governo Usa e dei suoi alleati".
La dura realtà sociale dell'isola pone d'altro lato una forte limitazione, di tipo economico, alla possibilità di dire 'adios' all'Avana e di recarsi all'estero: per esempio, negli Usa, dove i cubani residenti sono circa 1,8 milioni - dei quali 1,2 milioni in Florida - cifra significativa visto che la popolazione dell'isola supera di poco gli 11 milioni di abitanti. L'altro problema è appunto quello del visto, richiesto a cubani di fatto da tutti i paesi del mondo.

La svolta di queste ore va poi inquadrata in una fase storica ben precisa, con il 'fidelismo' che continua a cedere spazi e a sfaldarsi, mentre avanza il 'raulismo': la riforma che entra in vigore lunedì 14 gennaio è infatti un nuovo, rilevante, gesto nell'ambito delle iniziative prese dal 2011 del presidente Raul Castro, dopo per esempio la liberalizzazione (anche se parziale) del mercato immobiliare e la vendita libera delle automobili (anche se sono davvero in pochi a poterselo permettere.

Leggi tutto