India, processo a porte chiuse per lo stupro di gruppo

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Proteste e caos in aula hanno spinto il giudice di New Delhi a far sgomberare l'aula durante la prima udienza, nella quale sono comparsi cinque dei sei uomini accusati di aver violentato e provocato la morte di una studentessa

Cinque uomini accusati di stupro e di omicidio di una studentessa indiana sono apparsi nella mattina di lunedì 7 gennaio in tribunale e due di loro si sono offerti di collaborare per ottenere una condanna più lieve.
I cinque, insieme ad un minorenne (che verrà giudicato da una corte speciale), sono accusati di aver stuprato una studentessa 23enne di fisioterapia durante un viaggio in bus a Nuova Delhi.
La giovane è morta due settimane dopo, il 28 dicembre, in un ospedale di Singapore. L'aggressione alla ragazza ha provocato forti proteste e manifestazioni contro il governo e la polizia, accusati di non essere in grado di proteggere le donne.

"Troppo caos in aula" - La presidente della Corte Distrettuale di Saket, a New Delhi, ha ordinato che il processo si tenga a porte chiuse: troppo caos in aula, che ha determinato un grave ritardo nell'inizio della seduta. In uno spazio angusto, dove si erano potute sistemare appena una trentina di sedie, si erano ammassate infatti non meno di centocinquanta persone: non solo giornalisti, operatori e fotografi, indiani e stranieri, ma anche e soprattutto avvocati, in massima parte assolutamente estranei al processo, che per di più si sono messi a litigare furiosamente tra loro.

Gli avvocati si spaccano - Due gli schieramenti contrapposti: da un lato, un gruppo di legali che protestavano contro i colleghi i quali, dall'altro, hanno deciso di assumere la difesa degli imputati, violando il boicottaggio del procedimento proclamato dai 2.500 iscritti al locale Ordine Forense.
"Questa corte si è trasformata in una baraonda!", è sbottata a un certo punto il magistrato, esasperata. "E' diventato impossibile procedere". E così ha deciso: fuori tutti.

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