Siria, strage di bimbi. Un generale: “Usate armi chimiche”

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E’ un’altra giornata di sangue nel Paese: almeno 100 i morti, tra cui 27 bambini. Nuova defezione nel regime di Assad: il capo della polizia militare passa con i ribelli e denuncia l’utilizzo di gas velenoso nell’attacco ad Homs del 24 dicembre

Ancora bombe in Siria, ancora vittime. Tra queste anche bambini. E’ di 100 morti, tra cui 27 bimbi e 13 donne il bilancio provvisorio del 26 dicembre secondo quanto riferito dai comitati locali anti-regime. La situazione più drammatica nella provincia di Raqqa, nel nord del Paese, con 30 vittime nel massacro di al-Qahtania. Altre persone sono morte negli attacchi a Idlib, Damasco, Aleppo, Hama, Homs, Lattakia e Daraa. Tanti anche i feriti. Gli attivisti accusano la 17/a divisione dell'Esercito: dalla loro base hanno lanciato missili e colpi di artiglieria. Una nuova giornata di sangue all’indomani dell’appello di pace per la Siria fatto da Papa Benedetto XVI durante la benedizione Urbi et Orbi.

Dall’inizio della rivolta contro Bashar al Assad, nel marzo del 2011, sono più di 45.000 i morti accertati in Siria secondo quanto riportato dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, una Ong vicina all'opposizione con sede a Londra. Ma il suo direttore Rami Abdel Rahman ha avvertito che il numero effettivo potrebbe essere molto più alto, addirittura "fino a 100mila". Tra loro anche i tantissimi detenuti di cui non si sa più nulla e le perdite di cui il regime e i ribelli non danno notizia. L'Osservatorio ha fatto sapere che solo nell'ultima settimana in Siria sono state uccise più di mille persone. Nel totale di 45.000 rientrano 31.544 civili, 1.511 disertori passati con i ribelli, 11.217 soldati del regime e 776 persone di cui deve essere ancora accertata l'identità. L'Osservatorio conteggia tra i civili anche quanti hanno imbracciato le armi al fianco dei disertori e non tiene conto dei miliziani pro-regime e dei guerriglieri stranieri unitisi ai ribelli.

Intanto si registra un’altra defezione nel regime di Assad. Si tratta del capo della polizia militare siriana maggior generale Abdulaziz Jassim al-Shalal, che è passato con i ribelli dopo aver denunciato l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad nell'attacco ad Homs della vigilia di Natale. Parlando dal confine con la Turchia, il generale ha affermato di aver abbandonato il regime perché esso "ha deviato dalla sua missione fondamentale di proteggere la nazione", trasformandosi in una cricca di assassini. Quanto alla sua accusa di aver usato armi chimiche, proprio la vigilia di Natale alcuni oppositori hanno denunciato l'utilizzo di "gas velenoso" da parte del regime ad Homs. Se confermata, la notizia rappresenterebbe uno spartiacque. La comunità internazionale, Stati Uniti e Nato in testa, hanno da tempo avvertito il regime siriano che l'uso di armi chimiche non sarebbe tollerato e aprirebbe la strada ad un intervento militare per proteggere la popolazione.

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