Italiani rapiti in Nigeria, Terzi: "Massimo impegno"

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Il ministro degli Esteri interviene sul sequestro dei tre marinai ad opera di pirati lungo le coste dell'Africa: "L'incolumità dei nostri cittadini è fondamentale". I familiari chiedono riserbo. Il sindaco di Piano di Sorrento: "Bisogna far presto"

C'è preoccupazione e angoscia per la sorte dei tre marinai italiani rapiti assieme ad altri membri dell'equipaggio da pirati nigeriani che hanno abbordato il rimorchiatore Asso 21.
Per il comandante Emiliano Astarita (37 anni), di Piano di Sorrento (Napoli), il primo ufficiale Salvatore Mastellone (39 anni) di Sant'Agnello (Napoli) e il secondo ufficiale motorista Giuseppe D'Alessio (30 anni) di Pompei, il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha assicurato un "impegno delle istituzioni" che è "massimo e incessante". "L'incolumità dei nostri cittadini è la priorità fondamentale" ha precisato il titolare della Farnesina. E la moglie del comandante, Mariella, che è all'estero con i figli di 11 e 8 anni, ha chiesto attraverso suo padre silenzio e riserbo.

A Sant'Agnello, durante la messa di mezzanotte, la gente ha pregato per Mastellone e gli altri italiani, ma la tensione tra i marittimi della penisola sorrentina  è alta. In tanti si chiedono come mai le navi italiane non abbiano a bordo dei poliziotti privati. La polemica divampa. Secondo il sindaco di Piano di Sorrento, Giovanni Ruggiero, "questo lavoro è diventato troppo pericoloso, i rapimenti di nostri connazionali si stanno ripetendo in modo allarmante. Gli aggressori puntano al riscatto, ovvio, ma in queste azioni non ci sono regole. Il primo cittadino ha poi detto a SkyTG24: "Ci hanno chiesto silenzio e riserbo perchè c'è bisogno di un attimo di chiarezza. L'imperativo, non solo umano, è quello di agire subito".

La sera del 23 dicembre (ma la notizia è stata diffusa il 24) un commando di sette uomini ha assaltato il rimorchiatore Asso Ventuno, della compagnia Augusta Offshore, rapendo i quattro membri dell'equipaggio: tre italiani e un ucraino. La nave è stata quindi rilasciata ed è approdata in un porto sicuro. La marina nigeriana dal canto suo ha fatto sapere che sono immediatamente scattate le ricerche e che cinque navi della marina sono state dispiegate nella zona. La pratica dei sequestri è molto comune al largo delle acque nigeriane. Solo nel 2102 sono stati registrati 51 atti di pirateria al largo della Nigeria e nel golfo di Guinea. Di solito gli ostaggi vengono rilasciati dopo il pagamento di un riscatto.

Con il sequestro di tre marinai italiani, salgono a cinque i connazionali nelle mani dei rapitori nel mondo. Gli altri due italiani sono l'ingegnere Mario Belluomo (63 anni, catanese), rapito in Siria lo scorso 17 dicembre tra Homs e Tartus, e il cooperante Giovanni Lo Porto (38, palermitano), finito lo scorso 19 gennaio nelle mani di un gruppo talebano pakistano.

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