Siria, ribelli verso Damasco. La Nato: "Regime al collasso"

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Il segretario generale dell'Alleanza atlantica Rasmussen: "Il governo è prossimo a cadere, è solo questione di tempo". L'esercito dei ribelli marcia verso la capitale. La Russia: "Non possiamo escludere una vittoria dell'opposizione"

Il regime del presidente Bashar al-Assad si sta avvicinando alla fine e dovrebbe avviare subito una trattativa per una transizione politica in Siria. E' quanto ha detto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. "Credo che il regime di Damasco sia prossimo a cadere, è solo questione di tempo - ha detto Rasmussen - e Assad dovrebbe avviare un processo che favorisca le legittime aspirazioni del popolo siriano". "Invito il regime - ha detto ancora il segretario della Nato - a porre fine alle violenze e a comprendere qual è la situazione". E alla domanda se ritenesse l'impiego di missili scud come un segnale della disperazione di Assad, Rasmussen ha detto che "l'uso di un'arma cosi' indiscriminata dimostra il loro totale disprezzo per la vita del popolo siriano. Si tratta di comportamenti scellerati che condanno con forza".

La Russia: "Non possiamo escludere una vittoria dell'opposizione" - E persino un alleato di ferro come la Russia comincia a vedere vicina la caduta di Bashar Assad, il presidente siriano ormai sempre più disperato nella difesa dall'avanzata dai ribelli. Le ultimi notizie confermano che il regime sta usando i missili Scud come fece addam Hussein durante la Guerra del Golfo e intanto cerca di blindare Damasco e i suoi dintorni. Mosca sembra voler voltare le spalle, preoccupata anche dal riconoscimento dato da Washington alla Coalizione delle opposizioni siriane. "Non possiamo escludere una vittoria dell'opposizione", ha ammesso il viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov, "i fatti vanno visti per quelli che sono, il regime perde sempre più il controllo di una larga parte del territorio" di fronte a ribelli, "ispirati dal riconoscimento dell'opposizione e addestrati con armi provenienti dall'estero". "Adesso", ha osservato Bogdanov, "possono urlare 'Prendiamo Aleppo, prendiamo Damasco'".

Due attentati nelle ultime ore - Che si avvicini la battaglia per la capitale lo fanno capire i due attentati avvenuti nelle ultime 48 ore. Mercoledì 12 dicembre il ministro dell'Interno siriano, Mohammed Ibrahim al Shaar, era rimasto ferito in modo non grave dentro l'edificio che ospita il dicastero. Al-Shaar, ha raccontato una fonte della sicurezza, "è stato ferito a una spalla dal crollo del soffitto. E' stato portato in ospedale ma le sue condizioni non destano preoccupazione e presto sarà dimesso". L'attentato era stato ben pianificato, probabilmente con l'aiuto di un complice interno al ministero. Le deflagrazioni sono state tre e all'ingresso del ministero, la prima di un'autobomba e le altre di due congegni esplosivi.
E giovedì 13 dicembre un'altra autobomba è esplosa a sud-est di Damasco. Un primo bilancio parla di 16 morti e 25 feriti e tra le vittime vi sarebbero donne e bambini. L'attentato è stato compiuto a Qatana, a 25 chilometri dalla capitale siriana.

Missili scud all'interno della Siria - La conferma dell'utilizzo degli Scud e del tentativo di innescare un'escalation in risposta alla crescente pressione militare dei ribelli è arrivata dall'amministrazione Obama. "Sì, sono stati sparati all'interno della Siria", ha confermato un alto funzionario a proposito della notizia pubblicata dal New York Times. Il quotidiano aveva scritto di sei missili lanciati dall'area di Damasco verso località controllate dall'esercito libero siriano nel nord.

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