Ancora proteste in Egitto. Obama: "Siamo preoccupati"

1' di lettura

Manifestazioni al Cairo, dove un gruppo di dimostranti è arrivato fin sotto il palazzo presidenziale. Parte dell'opposizione respinge la richiesta di dialogo del presidente Morsi. Gli Usa: le trattative devono avvenire senza condizioni preventive

E' altissima la tensione in Egitto in occasione delle nuove manifestazioni dell'opposizione, la cosiddetta giornata del 'cartellino rosso' per il presidente Mohamed Morsi. Al Cairo, un gruppo di manifestanti ha scavalcato le barriere allestite dalla guardia repubblicana per impedire di avvicinarsi al palazzo presidenziale di Mohamed Morsi. Le proteste sono state scatenate dal referendum e dalla dichiarazione costituzionale con cui Morsi si è attribuito poteri quasi assoluti.

In serata il vicepresidente egiziano Mahmoud Mekki, citato da Masri el Youm online, ha fatto sapere che il presidente egiziano Mohamed Morsi è disponibile ad un rinvio del referendum sulla Costituzione a condizione che le opposizioni diano garanzie che il rinvio non diventi oggetto di un ricorso per invalidarlo davanti alla magistratura.

In precedenza il presidente egiziano in un discorso alla nazione aveva ribadito le ragioni che lo hanno spinto a emanare il contestato decreto presidenziale e cioè garantire la sicurezza e aveva confermato il referendum per il 15 dicembre. Ma il presidente aveva anche aperto alle opposizioni affermando di volere avviare un dialogo nazionale questo sabato. Richieste però finora respinte dal movimento 6 aprile.

Intanto, Barack Obama ha telefonato al suo omologo egiziano,  per esprimergli la sua "profonda preoccupazione" per i morti e i feriti lasciati dalle ultime manifestazione in Egitto.
Il presidente americano ha anche apprezzato l'iniziativa di Morsi per un dialogo con l'opposizione, ha esortato l'opposizione a sedersi al tavolo, ma ha anche sottolineato che questo dialogo deve avvenire "senza darsi condizioni preventive", né da una parte né dall'altra.

Leggi tutto