Obama, quando la battaglia politica si fa a colpi di hashtag

Il tweet con cui Obama ha chiesto ai propri seguaci su Twitter di mobilitarsi per evitare un aumento delle tasse.
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Nella complessa trattativa con i repubblicani per evitare il cosiddetto “fiscal cliff”, il precipizio fiscale, il presidente utilizza un'arma di comunicazione particolare: le etichette di Twitter. E non è la prima volta

di Raffaele Mastrolonardo

“Dunque, dobbiamo mettere questa cosa a posto. Posso farlo solo con l'aiuto del popolo americano. Quindi, twittate usando l'hashtag #My2K, o inviatelo per email o postatelo sulla pagina Facebook del Congresso. Fate quello che è necessario per comunicare l'urgenza della cosa”. Così parlò Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, il 28 novembre scorso presso il South Court Auditorium a Washington. L'oggetto dell'intervento erano i tagli alle tasse per la classe media che scadranno alla fine dell'anno nel caso non si trovi un accordo con i Repubblicani al Congresso. Anche in questa occasione l'inquilino della Casa Bianca ha pensato bene di confermarsi un pioniere nell'uso politico di quei social media già impiegati con successo in campagna elettorale. Come strumento di mobilitazione principale per la sua base ha scelto infatti nientemeno che un'etichetta di Twitter, #My2K appunto, concepita qualche giorno prima dal suo staff come arma di comunicazione 2.0 per sostenerlo nella negoziazione con gli avversari. Tre lettere e un numero preceduti da un simbolo per veicolare un messaggio politicamente così importante la dicono lunga sul livello di maturità raggiunto dai media sociali negli Stati Uniti.


Evitare il precipizio
- #My2K – che letteralmente significa “I miei 2000” - si riferisce ai soldi in più che in un anno una famiglia americana appartenente alla classe media dovrà sborsare in tasse nel caso non si trovi l'intesa tra i due partiti. I tagli in questione riguardano la partita più importante che Obama deve giocare in questo inizio di secondo mandato, quella sul cosiddetto “precipizio fiscale” (“fiscal cliff”, in inglese), quell'insieme di riduzioni della spesa pubblica e aumenti delle imposte (circa 600 miliardi nel 2013) che rischiano di scattare automaticamente dal primo gennaio se non si raggiunge un'intesa con i Repubblicani. Soldi che metterebbero i conti a posto ma che rischiano di imporre una nuova zavorra all'economia Usa e di segnare i prossimi quattro anni di presidenza. Per scongiurare l'evento Obama ha deciso di non lasciare nulla di intentato, sia dal punto di vista della trattativa che da quello della comunicazione. E dunque risulta tanto più significativa la preminenza data all'hashtag e quindi a Twitter e ai social network in questa vicenda. Come ha notato Ana Marie Cox sul Guardian, questa scelta rivela “il tipo di relazione che [l'amministrazione Obama] vuole avere con i suoi elettori: una delle più intenzionalmente interattive della storia della politica”. A conferma di questa interpretazione, il 2 dicembre scorso Obama si è anche sottoposto ad una sessione di domande e risposte su Twitter proprio su questo tema.



E, a conferma di quanto i social media siamo ormai centrali nell'agone politico a stelle e strisce, è arrivata anche la risposta degli avversari. Il centro-studi conservatore Heritage Foundation ha infatti acquistato un “tweet promozionale” che compare ogni volta che gli utenti effettuano ricerche per l'hashtag #My2K. Il tweet rimanda ad un post nel quale si spiega perché le posizioni del magnate Warren Buffet, che appoggia la posizione di Obama, sono sbagliate.


Vantaggio democratico
- In questo caso i conservatori hanno reagito con prontezza alla mossa 2.0 del Presidente. Tuttavia, come hanno dimostrato le elezioni, resta ancora un divario tra i due schieramenti per quanto riguarda l'uso delle nuove tecnologie. Un divario che recentemente è stato evidenziato anche da Nate Silver, specialista delle previsioni elettorali, che ha notato come nella zona a più alta concentrazione di tecnologia del Paese, la Bay Area di San Francisco, Obama abbia vinto con margini che vanno dal 25 al 71 %. Nella contea di Santa Clara, che ospita la Silicon Valley, lo scarto è stato del 42 %. Anche i finanziamenti dei dipendenti delle principali aziende tech californiane sono andati nella stessa direzione: 2 milioni e 700 mila dollari contro appena 500 mila. Una differenza che, secondo Silver, può anche riflettere una differenza di competenze negli staff elettorali: “Non c'è bisogno di un algoritmo per dedurre che questo tipo di impiegati che sono disposti a donare cifre sostanziose a una campagna politica possono anche prendere in considerazione l'ipotesi di lavorarci insieme”.

I precedenti
– Non è comunque la prima volta – anche se forse è la più importante - che l'amministrazione Obama ricorre agli hashtag nella contesa politica. In alcuni casi le etichette sono state usate in funzione di comunicazione come nel caso della campagna #thankateacher, in cui si chiedeva di “ringraziare un insegnante” e così di sostenere il valore sociale dell'istruzione. In altri hanno avuto una funzione di chiamata alle armi. Con #dontdoublemyrate, prima dell'estate, l'amministrazione invitava gli studenti a chiedere al Congresso di non raddoppiare i tassi di interesse sui mutui contratti per pagare l'università. L'inverno scorso, invece, era stata la volta di #40dollars sull'estensione del taglio delle tasse in busta paga.

E in Italia? – Ma mano che i social media diventano parte delle abitudini dei cittadini è logico che  i politici cerchino dei modi per presidiarli. Persino in Italia la politica ha iniziato a “giocare” con gli hashtag, come hanno dimostrato le recenti primarie del centrosinistra nelle quali i candidati hanno fatto ricorso a questo strumento. Certo, almeno rispetto agli Stati Uniti, l'innovazione nella politica nostrana procede più lentamente. La scorsa settimana, quando a Milano ha parlato Michael Slaby, uno protagonisti dello staff tecnologico della campagna di Obama, in platea non era presente nessun rappresentante dei partiti più importanti. Nel pomeriggio tuttavia, come ha ricostruito la Stampa, Slaby si era incontrato in un hotel di Milano con Gianroberto Casaleggio, il guru di Beppe Grillo. D'altronde, al di là delle polemiche, dalla stesura di programmi partecipati attraverso Internet, alle primarie via Web, il “suo” M5S è stato finora pioniere dei nuovi media.

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