Valori più tecnologia, la ricetta vincente del guru di Obama

Un supporter di Barack Obama riprende il suo comizio con iPad e macchina digitale - Getty Images
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Michael Slaby, una delle menti tech dalla campagna presidenziale, è in Italia per una serie di conferenze. All'Università di Milano ha spiegato qual è il giusto mix per conquistare la Casa Bianca

di Raffaele Mastrolonardo

Alla fine puoi avere tutta la tecnologia che vuoi, ma senza i valori non vai da nessuna parte. Figurarsi se diventi presidente degli Stati Uniti. Se a dirlo è uno che ha contribuito da protagonista alla campagna elettorale più digitale della storia fa un certo effetto. Eppure è questo il succo del ragionamento che Michael Slaby, l'uomo che aveva il compito di far convergere verso un unico obiettivo tutti gli strumenti tecnologici a disposizione di Barack Obama, ha tenuto lunedì 3 dicembre all'Università Statale di Milano. Un succo sorprendentemente “umanistico”, dunque, in cui il ragionamento sui nuovi media non si scosta mai da quello
sulla personalità e sulle doti di chi li usa. “Tutto parte da chi sei e da quello in cui credi e dalla tua capacità di fornire un unico senso di quello che sei. Il resto segue”, ha ricordato nella prima tappa di un tour italiano che il 5 dicembre lo porterà a parlare in una conferenza organizzata alla Camera dei Deputati. Insomma, puoi anche raccogliere e analizzare i dati degli elettori a livelli mai visti prima, gestire magistralmente app e social media come ha fatto l'inquilino della Casa Bianca, ma senza la giusta coerenza tra il carattere del candidato e i valori che professa, tutti i tweet del mondo non serviranno granché.

Integrazione – Eppure Slaby di cinguettii di propaganda, email di richiesta finanziamenti, post su Facebook e telefonate elettorali se ne intende come pochi. Ha iniziato a lavorare alla campagna di Obama nel 2007, prima come vice direttore dei new media, poi come responsabile dei sistemi informativi e infine, in quest'ultima avventura vittoriosa, come Chief intergration and Innovation Officer. Che cosa vuol dire questa definizione lo ha spiegato lui stesso alla platea della Statale: “Nel 2008 abbiamo sposato le nuove tecnologie e ne abbiamo innalzato il livello. Nel 2012 abbiamo integrato i vari dipartimenti che erano separati”. Ovvero, come ha raccontato anche un servizio di Time, nel 2008 i database a disposizione della squadra (quello dei finanziatori, per esempio, o dei possibili elettori da contattare telefonicamente) erano separati; il grande sforzo in del 2012 è stato unire il tesoro di dati accumulato in un unico archivio (ribattezzato Narwhal) da usare come fondamenta di tutti gli strumenti impiegati nella campagna: dalle email per chiedere fondi, alle telefonate per sollecitare il voto, alla propaganda porta a porta, alle app. Su questo tesoro informativo, in grado di incrociare decine di dati di centinaia di milioni di potenziali sostenitori, si sono appoggiati 700 mila volontari armati di smartphone e app che sono riusciti a convincere oltre 64 milioni di americani a rieleggere Obama e 4,4 milioni a sostenerlo economicamente (solo online – ha ricordato Slaby - sono stati raccolti 690 milioni di dollari). “In tutto abbiamo contattato direttamente 125 milioni di elettori”. Eppure - ha ribadito più volte l'aiutante di Obama  – per innescare questa potenza di fuoco c'era bisogno di una miccia speciale, e di un'integrazione di altro livello: “I valori del candidato o di un organizzazione sono decisivi. Se condivisi, permettono a tutta la squadra di stare sulla stessa linea: il volontario non ha bisogno di chiedere ogni volta cosa fare o cosa rispondere, lo sa e lo fa. Anche perché nella conversazione online non c'è tempo per troppe domande”.

Un nuovo paradigma
– E proprio la gestione del tempo, o meglio la capacità di intervenire tempestivamente, è stata, secondo Slaby, una delle chiavi di volta della campagna. Soprattutto in occasione dei confronti televisivi tra i candidati. “E' stato importante come abbiamo gestito Twitter nei dibattiti. Fino a qualche anno fa la preoccupazione erano i titoli dei giornali del giorno dopo e quali aspetti avrebbero sollevato i media. Ora a metà dibattito in Rete si decide già chi ha vinto e si sa quali sono le storie che stanno emergendo nella discussione. Per questo abbiamo avuto il coraggio di confrontarci in real-time anche con gli avversari. A volte erano gli stessi strateghi della campagna, che un tempo stavano nell'ombra, a intervenire nel dibattito online”. E non poteva essere diversamente visto che in quattro anni il panorama virtuale è cambiato del tutto e anche gli staff elettorali si sono dovuti adattare: “Nel 2008 – ha spiegato Slaby – Twitter e Facebook erano nuovi: alla fine della competizione Facebook aveva solo 100 milioni di utenti. Queste piattaforme non possedevano quella 'ubiquità social' che hanno ora. Adesso stare fuori da quell'universo non è più un'opzione”.

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