Egitto, scontri e lacrimogeni: Morsi abbandona il palazzo

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Il presidente si è rifugiato nella sua residenza privata dopo che i manifestanti hanno cercato di scavalcare le recinzioni dell'edificio presidenziale. I feriti sarebbero una decina

Le marce dell'"ultimo avvertimento" dei movimenti liberali laici e pro rivoluzione egiziani sono arrivate fin sotto il palazzo del presidente egiziano Mohamed Morsi, al grido di "vattene vattene" costringendo le forze dell'ordine schierate in massa a ritirarsi e spingendo anche il presidente a lasciare il palazzo. Secondo un comunicato ufficiale del ministero dell'interno, il presidente ha lasciato la residenza "dopo avere concluso tutte le sue riunioni ufficiali". Migliaia di persone hanno partecipato oggi anche ad una manifestazione parallela a piazza Tahrir per invocare "la caduta del regime" e per accusare la guida spirituale de Fratelli musulmani Mohamed el Badie di avere "svenduto la rivoluzione".

Al palazzo di Ittahadeya scontri hanno contrapposto i manifestanti e le forze di polizia che hanno lanciato lacrimogeni prima di ritirarsi consentendo ai manifestanti di scavalcare le barricate di filo spinato che erano state predisposte per tenerli lontano e di arrivare fino al muro di cinta del palazzo. In serata alcuni manifestanti stavano scrivendo graffiti sul muro: "Sei responsabile del sangue di Gika", diceva uno, a proposito del giovane attivista del movimento 6 aprile ucciso due settimane fa nei tafferugli accaduti nei pressi del ministero dell'interno e diventato nuovo simbolo della protesta.

I fratelli musulmani, attraverso il loro segretario generale, Mahmoud Hussein, hanno criticato i manifestanti per i tafferugli. "Tutti hanno il diritto di manifestare senza violenza, ma attaccare la polizia davanti al palazzo presidenziale significa che i manifestanti non conoscono il senso della libertà", ha affermato Mahmoud Hussein citato dal sito della Confraternita. Un invito a tenere pacifiche le manifestazioni è venuto anche da Washington, riferendosi al Cairo, ma anche alle numerose altre proteste che si sono tenute in varie citta' egiziane come Alessandria, Luxor e Assiut.

Nell'ennesimo show down fra le forze dell'opposizione organizzate dal Fronte di salvezza nazionale e il primo presidente egiziano eletto democraticamente e proveniente dalle fila dei Fratelli musulmani, i manifestanti hanno rinnovato il loro no al decreto col quale Morsi si e' accresciuto i poteri, a danno della magistratura. No anche alla costituzione approvata venerdì scorso in tutta fretta da un'assemblea costituente che le opposizioni accusano di non avere legittimita' perche' boicottata dalle forze liberali e laiche e sulla quale Morsi ha indetto un referendum consultivo per il 15 dicembre.

Migliaia di manifestanti, molti col tricolore rosso bianco e nero egiziano in mano, sono sfilati per le vie della citta' prima di arrivare davanti al palazzo di Ittahadeya dove, dopo il ritiro delle forze dell'ordine, hanno invaso il grande viale di El Mirghani, una delle principali arterie del quartiere di Heliopolis a sud della capitale egiziana e dove, secondo alcune fonti, intendono rimanere tutta la notte.

Alle proteste si sono uniti anche i giornalisti dei quotidiani di opposizione e indipendenti che oggi hanno scioperato a sostegno delle manifestazioni di piazza. Un loro corteo diretto a piazza Tahrir ha attraversato il centro del Cairo con uno striscione con la scritta "La costituzione e' un'aggressione contro la liberta' degli egiziani che hanno diritto ad avere stampa e media indipendenti".

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