Siria, Assad muove armi chimiche. Usa preparano la risposta

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L'uso di armi non convenzionali "è la linea rossa" invalicabile, avverte Hillary Clinton. "Si rischiano conseguenze", aggiunge Obama. Damasco: "Non le useremo contro il nostro posto". L'Onu sospende le operazioni e ritira il personale "non essenziale"

Gli Stati Uniti mettono in guardia il regime siriano dall'uso di armi chimiche per fermare l'avanzata dei ribelli: "una linea rossa invalicabile", avverte la Casa Bianca. Damasco ha risposto affermando che "in nessuna situazione userà le armi chimiche contro il suo popolo". Ma con l'Onu che sospende le operazioni e ritira il personale "non essenziale", si moltiplicano in Siria i segnali di un precipitare della crisi, mentre anche il portavoce del ministero degli esteri, Jihad Makdissi, "volto buono" di un governo che ha sempre difeso con le sue dichiarazioni dall'inizio della crisi, passa ad ingrossare le file dei disertori.

Avvertimento Usa  - Le preoccupazioni americane "sono aumentate", ha avvertito la Casa Bianca evocando - ma senza dettagli - "un piano di emergenza". La Siria ha negato l'intenzione di usare armi non convenzionali e ha a sua volta accusato gli Stati Uniti di sostenere "il terrorismo legato ad al Qaeda".
Armi chimiche a parte, a confermare il deterioramento della situazione è la decisione annunciata dalle Nazioni Unite di sospendere le loro operazioni in Siria e di ritirare il "personale non essenziale". In precedenza un'agenzia di stampa dell'Onu aveva annunciato la partenza di 25 membri delle Nazioni Unite su un centinaio ancora presenti nel Paese.
Quanto al portavoce del ministero degli Esteri, è stato lui stesso a dichiarare ad un sito di aver lasciato il suo incarico e il Paese e di trovarsi "in luogo sicuro con la famiglia". Jihad Makdissi, ha affermato l'Ondus, si è imbarcato a Beirut su un volo per Londra. Il regime ha indirettamente risposto tramite Al Manar, la televisione degli Hezbollah libanesi, alleati di Damasco: "Makdissi è stato rimosso", ha affermato l'emittente. Ma un'analoga dichiarazione era stata rilasciata dai media siriani l'estate scorsa, dopo la defezione dell'allora premier Riad Hijab.

Putin e Erdogan a Istanbul - A Istanbul, intanto, si sono incontrati il premier turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin, il primo uno dei più duri avversari del regime Assad nella regione, l'altro il suo grande sponsor. Rimangono "differenze", ha detto Putin, ma sono emerse anche "nuove idee" su cui si dovrà "lavorare". Il presidente russo ha ribadito però la sua opposizione al dispiegamento di missili Patriot della Nato in Turchia al confine siriano.

Tensione al confine e vittime - Ma gli incidenti di confine si ripetono. Altri cinque colpi di mortaio sparati dalla Siria sono finiti nella provincia turca di Hatay, secondo la stampa di Ankara, mentre l'aviazione siriana ha bombardato la città di Ras al Ain, vicino al confine, controllata dai ribelli, provocando 12 morti, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus).
Situazione tesa anche al confine con Israele, nel sud della Siria, dove per la prima volta da decenni un aereo da ricognizione dello Stato ebraico ha solcato i cieli siriani sulle Alture del Golan dopo che nelle scorse settimane alcuni proiettili di mortaio erano caduti sul territorio occupato dagli israeliani.
Almeno 125 persone sono state uccise in tutto il Paese, secondo i Comitati locali di coordinamento (Lcc) dell'opposizione. Mentre i ribelli affermano di avere abbattuto quattro velivoli governativi, due aerei da caccia e due elicotteri. Sebbene sia impossibile verificare questa notizia, appare sempre più evidente che il fronte anti-regime guadagna in potenza di fuoco e in posizioni giorno per giorno, anche intorno a Damasco. Un volo della compagnia di bandiera egiziana Egyptair diretto a Damasco dopo tre giorni di sospensione dei collegamenti, è rientrato al Cairo perché non sono garantite le condizioni di sicurezza allo scalo della capitale siriana.

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