Onu, la Palestina è "Stato osservatore". L'Italia vota sì

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Via libera dell'Assemblea generale alla risoluzione storica per il riconoscimento come Stato osservatore non membro. Abu Mazen: "Siamo qui per la pace". Netanyahu: "Parole velenose e ostili". L'ambasciata israeliana a Roma: "Molto delusi"

L'Assemblea generale dell'Onu ha dato il via libera alla risoluzione che riconosce la Palestina come Stato 'osservatore' delle Nazioni Unite. A votare si' sono stati 138 Paesi su 193. Nove i Paesi contrari, 41 gli astenuti. Anche l'Italia ha votato a favore, come si legge in una lunga e argomentata nota di palazzo Chigi. La risoluzione, alla quale si oppongono Stati Uniti e Israele, attribuisce implicitamente alla Palestina lo status di Stato sovrano cambiando la dizione della sua figura di osservatore da  "entità" a "Stato non membro".
Parlando all'Assemblea Generale il presidente dell'Anp Abu Mazen ha chiesto a nome della Palestina: "L'Onu ci dia un certificato di nascita" come Stato.  "Siamo qui non per delegittimare uno stato, Israele, ma per legittimare uno stato: la Palestina". Un discorso, quello di Abu Mazen, che il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha definito "ostile e velenoso". Non sono le parole di chi "cerca la pace".

La telefonata Monti-Netanyahu - La decisione è stata preannunciata telefonicamente dal presidente Mario Monti a Mahmoud Abbas e a Benjamin Netanyahu per spiegare le motivazioni della decisione italiana. A Netanyahu il premier italiano ha assicurato che questa decisione non implica "nessun allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia nei confronti di Israele". Monti ha anche garantito "il fermo impegno italiano ad evitare qualsiasi strumentalizzazione che possa portare indebitamente Israele, che ha diritto a garantire la propria sicurezza, di fronte alla Corte Penale Internazionale".
Nel dare sostegno alla risoluzione, l'Italia, in coordinamento con altri partner europei, ha in parallelo chiesto al presidente Abbas di accettare "il riavvio immediato dei negoziati di pace senza precondizioni". Il comunicato di Chigi riepiloga i passi formali operati e gli appuntamenti avuti dal governo e dal presidente Monti nell'ultimo anno per favorire la distensione nei rapporti fra i due popoli.

La delusione dell'ambasciatore israeliano - La reazione dell'ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon all'annuncio del sì italiano è stata però di grande delusione: "Siamo molto delusi - ha affermato - dalla decisione dell'Italia  (uno dei migliori amici di Israele) di sostenere l'iniziativa unilaterale dei Palestinesi alle Nazioni Unite. Tale iniziativa indebolisce le relazioni tra israeliani e palestinesi fondate sugli Accordi di Oslo". "Dopo quattro anni in cui i Palestinesi hanno rifiutato di tornare al tavolo negoziale - prosegue Gilon - assistiamo ora al tentativo palestinese di influenzare i risultati dei negoziati stessi per mezzo di istituzioni internazionali. Questa mossa, non soltanto non migliorerà la situazione sul terreno, ma aumenterà le preoccupazioni di un ritorno alla violenza e, soprattutto, allontanerà le prospettive di pace".

Abu Mazen ringrazia Monti e Napolitano - Sulll'altro fronte, il presidente dell'Anp Abu Mazen ha espresso "il proprio ringraziamento al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al premier Mario Monti" dopo l'annuncio del voto favorevole italiano. Lo ha detto all'Ansa Nemer Hammad, consigliere dello stesso Abu Mazen.

Governo vicino alla posizione di Bersani - La questione incide in qualche misura anche sul dibattito in vista del ballottaggio di domenica per le primare del centrosinistra fra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi. Nel corso del dibattito tv su RaiUno, Bersani ha infatti sostenuto che il governo Monti - a differenza delle voci astensioniste che erano fino a quel momento circolate - avrebbe dovuto prendere una chiara posizione in favore della risoluzione, alla pari della maggioranza dei Paesi europei, Germania esclusa.  Renzi, invece, si era pronunciato a favore di una posizione, alla tedesca, più attenta alle ragioni dello Stato d'Israele. La decisione annunciata oggi è in linea con la posizione sollecitata da Bersani.

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