Gaza, la tregua tiene. Hamas proclama giorno della vittoria

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Risuonano le sirene nella Striscia, ma è un falso allarme. Il cessate il fuoco mediato da Stati Uniti ed Egitto dunque resiste. Nelle strade decine di persone festeggiano l’accordo raggiunto dopo otto giorni di raid e razzi che hanno causato 160 morti

Tiene la tregua a Gaza tra Israele e Hamas, dopo che dalla Striscia erano partiti una decina di razzi nelle ore immediatamente successive all'entrata in vigore del cessate il fuoco, nella serata di mercoledì 21 novembre. I razzi sono tutti caduti in aree disabitate e da allora non ci sono stati più attacchi, nonostante il falso allarme che ha fatto risuonare le sirene a Sderot e Ashkelon. Nell'enclave palestinese si canta vittoria: nella notte si è celebrato per le strade (FOTO) e per oggi, giovedì 22 novembre, Hamas ha proclamato una giornata di festa nazionale. In mattinata sono scesi in strada persino simpatizzanti di Fatah, la fazione rivale fedele al presidente dell'Anp, Abu Mazen.

Più variegati gli umori in Israele: l'esercito e il governo si dicono convinti di aver inferto un colpo decisivo alle strutture militari di Hamas e il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha avvertito che qualora la tregua non tenesse riprenderebbero i raid su Gaza. Ma in molti, a due mesi appena dalle elezioni generali, accusano Netanyahu di aver avuto paura di assestare il colpo di grazia a Hamas. E mentre le scuole nel sud di Israele sono rimaste chiuse, a Gaza, dove per otto giorni sono state deserte, è ripresa la vita normale.

Dal confronto, Hamas esce rafforzato: i suoi razzi sono riusciti ad arrivare a Tel Aviv e Gerusalemme e l'enclave palestinese per otto giorni ha accolto visite a ripetizione di ministri arabi, dopo anni di isolamento. Non solo: Israele e gli Usa sono stati costretti a ingaggiare con il gruppo, considerato un'organizzazione terroristica, negoziati seppure indiretti. Resta il dubbio sulla tenuta della tregua, in particolare sul nodo dei valichi: le due parti già danno un'interpretazione diversa del cessate il fuoco. Fonti israeliane hanno già detto che il blocco dell'enclave non verrà allentato; ma Khaled Meshaal, capo dell'ufficio politico di Hamas, sostiene che il documento stabilisce "l'apertura di tutti i valichi, e non solo di Rafah".

Da Parigi, il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha espresso "soddisfazione per il cessate il fuoco a Gaza che pone fine alle intollerabili sofferenze per la popolazione civile", ma ha sottolineato allo stesso tempo il "diritto di Israele alla sua sicurezza". Il titolare della Farnesina ha ribadito l'auspicio che la cessazione delle ostilità rappresenti il primo passo verso il rilancio del dialogo tra israeliani e palestinesi.

Nella serata di giovedì 22 novembre, intanto, i servizi di sicurezza israeliani comunicano di aver arrestato  gli attentatori che ha piazzato la bomba sull'autubus di Tel Aviv mercoledì 21 novembre. "Gli autori dell'attacco contro l'autobus a Tel Aviv che ha ferito 29 persone", si legge in un comunicato dello Shin Bet, sono atti arrestati, a "Beit Lakya e durante il loro interrogatorio hanno confessato il loro legame con Hamas e Jihad (islamica)", ed hanno anche rivelato di aver reclutato un arabo-israeliano da Taibeh, vicino a Tel Aviv, per effettuare l'attacco.

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