Bruxelles, sul bilancio della Ue l'Europa si divide

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La Gran Bretagna chiede più tagli di quanti già previsti, ma trova l'opposizione dell'Italia, paese che paga più di quanto riceve. Monti: "Non accetteremo l'inaccettabile". Germania e Francia restano su posizioni distanti

E' un'Europa ancora profondamente divisa e orfana del motore franco-tedesco quella che da giovedì ha iniziato a negoziare ad oltranza per cercare un difficilissimo accordo sul bilancio 2014-2020. Dopo una giornata di frenetici incontri bilaterali, le distanze tra i diversi schieramenti si sono un po' ridotte ma restano ancora molto ampie e le possibilita' di arrivare a un'intesa entro il fine settimana sono ferme a poco piu' del 50%. La posta in gioco è alta. In ballo non c'è solo un 'tesoretto' da oltre 1000 miliardi da distribuire nei prossimi sette anni tra i 27 per sostenere l'agricoltura, le regioni più povere e ridare slancio a una crescita di cui l'Europa ha disperatamente bisogno. Ma anche la necessità di sgombrare il campo da un dossier estremamente controverso al fine di poter compiere ulteriori, importanti e delicati passi in avanti sul fronte della costruzione di una vera Unione economica e monetaria.

La Gran Bretagna chiede più tagli - Per ora a tenere in scacco il  vertice sono soprattutto la Gran Bretagna e i suoi 'amici'. David Cameron è arrivato a Bruxelles  deciso a dare battaglia dichiarando insufficienti i tagli per circa 80 miliardi proposti al bilancio pluriennale Ue dal presidente permanente del Consiglio Herman Van Rompuy rispetto al progetto presentato dalla Commissione. Dalla parte di Cameron, nel braccio di ferro avviato all'interno del Consiglio, si sono schierati anche Svezia, Olanda e Finlandia, cioè i Paesi che costituiscono il 'nocciolo duro' del fronte del rigore convinti che, in tempi di politiche nazionali improntate all'austerità, anche l'Ue deve tirare la cinghia. E molto. Cameron è anche fermamente deciso a non arretrare di un passo sullo sconto ottenuto a suo tempo da Margaret Tatcher sul contributo della Gran Bretagna al bilancio Ue.

Monti: "Non accetteremo l'inaccettibile"
- Con questa posizione degli integralisti del rigore deve fare i conti l'Italia. Mario Monti è arrivato a Bruxelles a capo di una combattiva squadra formata dai ministri per gli affari europei Enzo Moavero, dell'agricoltura Mario Catania e per la coesione territoriale Fabrizio Barca. "Non accetteremo l'inaccettabile", ha detto Monti al suo arrivo. Avendo in mente che, se la proposta Van Rompuy non cambierà, l'Italia, rispetto al bilancio 2007-2013, non solo perderà 4,5 miliardi di fondi destinati al mondo agricolo ma anche il 20 per cento di quelli messi a disposizione delle regioni più povere. E che il nostro Paese, non usufruendo di alcun tipo di sconto - come invece hanno altri Stati ricchi (oltre a Gb, ne beneficiano Germania, Danimarca, Svezia e Austria) - è da anni contributore netto, ovvero versa alle casse europee più di quanto riceve. Un saldo negativo che nel 2011 è salito a 5,9 miliardi di euro contro i 5,2 del 2010.

Francia e Germania su posizioni distanti - Per cercare di avvicinare le posizioni, il presidente permanente del Consiglio Ue ha avuto per tutto il pomeriggio incontri bilaterali con i leader dei 27. Nel corso dei quali, a quanto si è appreso, sono stati fatti "piccoli progressi", ma le posizioni sono rimaste ancora distanti. Tanto che l'inizio dei lavori del vertice vero e proprio è slittato di un paio d'ore, dalle 20 alle 22, per dare più tempo ai 'confessionali' con le singole delegazioni. In parallelo si sono svolti contatti anche tra Angela Merkel e Francois Hollande che però non hanno portato ancora Francia e Germania a trovare una posizione comune, facendo venire così meno, almeno finora, la spinta propulsiva dell'asse franco-tedesco.

Von Rompuy deciso ad andare avanti ad oltranza
- Germania e Olanda hanno fatto sapere che non sarebbe un dramma dover rimandare la ricerca di un'intesa a un nuovo vertice. Una prospettiva che invece molti altri Paesi non si augurano temendo che un rinvio non farebbe che complicare le cose. E che per ora non sembra realistica, visto che Van Rompuy, al quale spetta la regia del summit, è ancora deciso ad andare avanti con i negoziati ad oltranza, giorno e notte, se necessario fino al weekend.

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