Gaza, Israele prepara le truppe. Morsi: “Tregua possibile”

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Il governo israeliano smentisce le voci che davano un emissario presente al Cairo per firmare un nuovo cessate il fuoco con Hamas. Ma il presidente egiziano parla della possibilità di un accordo. Sul campo non si fermano razzi e raid

Il governo israeliano ha smentito le voci che davano un emissario presente al Cairo per firmare un nuovo cessate il fuoco. Lo riferisce il sito web dello Yediot Ahronoth. In precedenza sempre lo stesso quotidiano aveva riferito che Hamas aveva posto come condizione per accettare una nuova tregua la fine degli omicidi mirati, come quello che il 14 novembre ha visto l'eliminazione a Gaza del leader delle brigate Ezzedine al Qassam, braccio armato di Hamas. Una smentita che arriva però mentre il presidente egiziano Mohammed Morsi annuncia che ci sono elementi per poter affermare che a breve Hamas e Israele potrebbero firmare un accordo per una nuova tregua. L'Egitto è il principale mediatore tra le due parti.

Intanto, nella giornata di sabato 17 novembre, sono continuati senza sosta i raid dell'aviazione israeliana sulla Striscia e la pioggia di razzi su Israele da Gaza. E il terzo attacco in tre giorni su Tel Aviv sembra drammatizzare ancora di più la crisi in corso. Nella città più popolosa di Israele l'atmosfera si è fatta più pesante. Allo stesso tempo, Gaza, dove il 17 novembre è stato distrutto dai raid israeliani il quartier generale di Hamas, si sta preparando ad affrontare una nuova notte di paura. E nello scontro in atto, l'opzione dell'operazione di terra da parte delle forze armate di Israele - con 30 mila uomini già pronti al confine - resta ancora possibile. Nel tentativo di fermare lo scontro, l'Egitto è al lavoro per arrivare ad una tregua.

E l’Egitto non è l’unico Paese che cerca la mediazione. La Casa Bianca, pur riaffermando il diritto di Israele alla difesa contro il continuo lancio dei razzi, pre-crisi, da Gaza (additato come motivo dello scontro), teme - secondo il New York Times - che "un'incursione via terra di Israele possa danneggiare la stessa Israele e aiutare Hamas". E per questo sta facendo pressioni sul governo Netanyahu per impedirla. Anche i leader europei, da Mario Monti a Angela Merkel - che pure sostengono Israele nella sua politica - hanno affrontato con il premier Netanyahu il precipitare della crisi stessa. Monti ha assicurato in un colloquio telefonico con il suo omologo israeliano che l'Italia è pronta a svolgere "un ruolo di mediazione" e Angela Merkel - che ha incoraggiato la mediazione del presidente egiziano Mohammed Morsi -, ha concordato con Netanyahu sulla necessità di arrivare al più presto ad un cessate il fuoco che raffreddi la situazione. Meno conciliante il premier turco Recep Tayyp Erdogan -, anche lui al Cairo dove ci sarebbero pure i dirigenti di Hamas - secondo il quale "Israele dovrà rendere conto per il massacro di bambini innocenti a Gaza". Gli ha fatto eco il segretario generale della Lega Araba Nabil el Araby, deciso insieme ai ministri degli affari esteri arabi a "non allentare tutto il sostegno incluso con la rottura dell'embargo".

Al di là delle mediazioni in atto, il campo indica però un'altra realtà ed è quella del conflitto: i morti palestinesi provocati dai raid israeliani sono 15 (per un totale di 44 dall'inizio del conflitto). Dall'inizio dell'offensiva, quattro giorni fa, le persone che hanno perso la vita sono in tutto 48, di cui 45 palestinesi e 3 israeliani. Si registrano, inoltre, 400 palestinesi e 15 israeliani feriti 492 i razzi lanciati da Gaza che hanno colpito Israele e altri 245 intercettati dal sistema di difesa 'Iron Dome', per un totale - dall'inizio del conflitto - di 737. Gli obiettivi centrati, nell' intero periodo, dall'aviazione israeliana - ha rivelato l'esercito - sono 1000: e uno di questi nella mattina del 17 novembre ha distrutto, senza fare vittime, la sede del governo di Hamas a Gaza.

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