Usa, Petraeus si scusa di fronte al Congresso

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L'ex capo della Cia si dice dispiaciuto per lo scandalo sessuale che lo ha costretto alle dimissioni. E sull'attacco a Bengasi dell'11 settembre scorso dice: "Sapevamo che nacque da un attentato terroristico"

La Cia scrisse fin dal primo istante che l'attacco al consolato Usa di Bengasi l'11 settembre scorso fu un atto terroristico. Non quindi una manifestazione spontanea degenerata, ma un'azione di militanti islamici appartenenti a gruppi legati ad Ansar al-Sharia e ad al-Qaeda.
Una versione diversa da quella ufficiale data dall'amministrazione Obama nelle ore successive all'uccisione nella città libica dell'ambasciatore Chris Stevens e di altri tre cittadini americani.
E' questa la verità di David Petraeus, che nella sua attesissima testimonianza davanti al Congresso ha raccontato come quelle prime indicazioni messe a punto dalla sua agenzia furono in seguito modificate.

A riferire le parole dell'ex direttore della Cia sono alcuni parlamentari che hanno assistito alle audizioni a porte chiuse svoltesi davanti alle commissioni Servizi di Camera e Senato.
Petraeus si è presentato all'appuntamento passando da un'entrata secondaria di Capitol Hill, per sfuggire alla folla di giornalisti, fotografi, operatori tv che lo attendevano al varco, per immortalare la prima uscita del generale dopo lo scandalo che lo ha travolto e costretto alle dimissioni. Uno scandalo per il quale - raccontano i presenti - Petraeus si è scusato.
Di fronte ai parlamentari è apparso dispiaciuto, ma senza perdere il piglio di uomo "forte, molto professionale e concreto nell'esporre la sua versione dei fatti", senza divagazioni su altre questioni.

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