Petraeus: "Non ho passato informazioni segrete a nessuno"

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Dopo lo scandalo sessuale che lo ha costretto a dimettersi, l'ex capo della Cia testimonierà al Senato americano. E intanto a una giornalista dice: il mio passo indietro non ha nulla a che fare con la rivolta di Bengasi

"Mi sono macchiato di un comportamento disonorevole, ma non ho mai passato informazioni segrete a nessuno". Sono le prime parole di David Petraeus da quando è esploso lo scandalo che lo ha travolto per le sue relazioni con la sua biografa Paula Broadwell e la misteriosa intermediaria di Tampa Jill Kelley.
Tesi in qualche modo confermata anche dal ministro della Giustizia Eric Holder che si è detto "certo" che dal caso non deriva nessuna minaccia alla sicurezza nazionale e se ci fosse stata avrebbe avvertito prima la Casa Bianca.

"Un uomo distrutto" - Il generale Petraeus - secondo quanto riportato dai media Usa - si sarebbe sfogato con una giornalista televisiva che è riuscita a contattarlo e che più volte in passato lo aveva intervistato.
Dal colloquio - raccontato dalla donna - viene fuori un uomo distrutto, ma determinato a spiegare come sono andate realmente le cose; e a difendersi da chi lo accusa di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale.
E' consapevole di averla combinata grossa - afferma Kyra Phillips di Hln Tv - e che questa vicenda rappresenta "un suo personale fallimento".
Ha però confessato - prosegue Phillips - "di sentirsi fortunato di avere una moglie molto migliore di lui".
Petraeus però reagisce anche alle voci che parlano di dissapori negli ultimi giorni in cui è stato a capo della Cia. Uno scontro con i vertici del Pentagono e dei Servizi - scrive il Wall Street Journal - sulla versione da dare sui fatti di Bengasi, sull'attacco al consolato Usa costato la vita all'ambasciatore Chris Stevens e ad altri tre cittadini americani.
Lui avrebbe voluto venire subito allo scoperto per spiegare le cose e diradare i sospetti sulla Cia, replicando a chi ha accusato l'agenzia di essere dietro a quanto accaduto.
Per esempio per aver catturato alcuni miliziani ed aver provocato l'attacco che ha causato la tragedia.

Attesa la testimonianza al Senato - I superiori, però, lo avrebbero stoppato. Petraeus - stando al racconto della Phillips - negherebbe questa versione, sostenendo che le sue dimissioni nulla hanno a che fare col caso Bengasi.
La sua verità comunque è attesa tra poche ore in Senato, dove il generale è  atteso per una testimonianza sul caso. Le audizioni in Congresso per fare chiarezza sull'episodio di Bengasi sono già iniziate, e sono stati ascoltati il direttore ad interim della Cia, Michael Morell, il direttore aggiunto del Fbi, Sean Joyce, il segretario di Stato aggiunto, Patrick Kennedy, e il numero uno dell'antiterrorismo, Mattew Olsen. Domani - oltre a Patraeus - sarà la volta del responsabile dei Servizi, James Clapper, mentre il segretario di Stato, Hillary Clinton, riferirà al Congresso il mese prossimo.

Panetta propone un "test di moralità" - Intanto il numero uno del Pentagono, Leon Panetta, ha avanzato al capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Martin Dempsey, una richiesta senza precedenti: un test di moralità a cui dovranno essere sottoposti tutti gli ufficiali dell'esercito, dopo lo scandalo che ha travolto non solo il generale Petraeus ma anche il capo delle forze alleate in Afghanistan, il generale John Allen, la cui nomina a capo supremo delle forze della Nato è stata sospesa dal 'Commander in Chief', il presidente americano Barack Obama.
Le vicende che hanno travolto l'esercito in questi giorni - ha affermato Panetta - "possono minare la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti del nostro sistema". Ecco dunque che con il test si cerca di ridare credibilità ad una istituzione un po' appannata.

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