Israele-Hamas, è guerra anche sui social media

A sinistra: scambio di battute su Twitter tra l'esercito israeliano e il braccio armato di Hamas. A destra, le infografiche pubblicate online dall'IDF.
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Live-blog, hashtag, video in motion-graphics e foto: ai raid su Gaza, l’esercito di Tel Aviv associa una massiccia campagna online. E il gruppo palestinese replica con tweet e filmati

di Nicola Bruno

L’annuncio è arrivato nel pomeriggio di mercoledì via Twitter: “L’esercito israeliano ha dato il via a una vasta campagna sui siti terroristici della Striscia di Gaza. I bersagli sono i capi di Hamas e della jihad islamica”. Due minuti dopo, un altro tweet ha aggiornato sul primo colpo messo a segno (“Il primo target è stato Ahmed Al-Jabari, capo dell’ala militare di Hamas”), con tanto di link al blog dell’Israele Defence Force. Il tutto accompagnato da un live-coverage con aggiornamenti in tempo reale e un account Flickr con poster e infografiche pensati per la diffusione online.



Non manca poi un profilo YouTube dell’IDF con video dei raid e filmati in motion-graphics che spiegano i motivi dell’attacco e le modalità con cui si cerca di minimizzare i rischi per i civili. Insomma, come spiega il sito Israel National News, le forze armate israeliane hanno messo a punto una vera e propria “situation room” focalizzata sui social media per “comunicare al resto del mondo in tempo reale cosa sta realmente accadendo” e così cercare di arginare la “disinformazione” ai propri danni.

La risposta 2.0 di Hamas - In tutto ciò, anche i palestinesi non sono rimasti certo a guardare. Oltre alle testimonianze in diretta di cittadini residenti a Gaza, è molto attivo anche il profilo Twitter ufficiale di Al Qassam Brigade, il braccio militare di Hamas. E così, quando l’esercito israeliano ha pubblicato un tweet minaccioso (“Raccomandiamo agli esponenti di Hamas, sia di livello alto che basso, di non farsi vedere in giro nei prossimi giorni”), subito è arrivata una risposta diretta da parte di Al Qassam: “Le nostre mani benedette raggiungeranno i vostri leader e soldati ovunque siano”.





Proprio su Twitter, tra l’altro, dal pomeriggio del 14 novembre ha preso il via anche una guerra di hashtag, con le due parti che utilizzano etichette diverse per cercare di far emergere il proprio punto di vista . Israele ha lanciato un hashtag ufficiale #PillarofDefence, mentre dal fronte Palestinese è stato lanciato #GazaUnderAttack (tradotto poi in molte altre lingue per facilitare la diffusione nei paesi arabi). Come ha notato il Washington Post, l’hashtag pro-Gaza è di gran lunga più popolare (nell’ordine di cento a uno). Al tempo stesso, però, l’account ufficiale dell’esercito israeliano è anche molto più seguito: 90.000 follower a fronte dei 4.000 di Al Qassam Brigade.
Non solo tweet, comunque. In risposta alle risorse condivise dall’IDF, anche Hamas rilancia video con le proprie azioni in corso contro Israele, alert con gli attacchi programmati e immagini (alcune molto crude) con cui si denuncia l’uccisione di civili e bambini.

Gamification e conversazioni
- Che Israele sia da sempre molto attento alla comunicazione online durante le proprie operazioni militari è cosa risaputa. Ma nel caso della nuova operazione armata contro Gaza, è stato compiuto un passo in avanti: non solo per la presenza simultanea su più canali online (pure la pagina Facebook è molto attiva), ma anche per l’estrema varietà di risorse multimediali messe a disposizione per essere condivise in maniera virale. E, così, per incentivare gli utenti a “combattere la disinformazione contro Israele” è stato predisposto il gioco IDF Ranks con tanto di punti e classifiche per chi si dimostra più attivo nel commentare, condividere, fare like ai contenuti pubblicati da Israele. “Specifiche azioni potranno farti guadagnare bellissimi badge - spiegano le regole -  E un giorno potresti anche diventare il Capo dello Staff di IDF Ranks”. Lo scopo, infatti, è proprio quello di utilizzare i principi della ‘gamification’ per trasformare ogni utente in un “soldato virtuale” nella guerra 2.0 che si combatte sui social media.

Guerre 2.0
- Negli ultimi anni si sono andate sempre più intensificando i casi di conflitti raccontati online dalle parti in causa, in contemporanea con le azioni sul campo. Lo scorso anno, durante un attacco alle basi Nato a Kabul, su Twitter è scattato un vero e proprio botta-e-risposta tra l’account delle forze ISAF e quello dei talebani che, con video, immagini e tweet, cercavano di imporre il proprio punto di vista. Anche in Somalia, in occasione degli scontri dello scorso gennaio, il gruppo estremista islamico Al-Shabaab ha aperto un account Twitter per descrivere in tempo reale gli attacchi e rispondere ai messaggi dei nemici. E così, mentre la “social warfare” si conferma una costante dei conflitti contemporanei, si riapre il dibattito sul ruolo che i servizi come Twitter, YouTube e Facebook hanno in queste occasioni. Alcuni osservatori chiedono che vengano censurati gli account che diffondono messaggi violenti, così come prevedono i termini di servizio. Lo scorso mese Twitter ha deciso di bloccare il profilo di un gruppo neo-nazi in Germania. E oggi c’è chi si chiede: di fronte a uno scambio di minacce come quello riportato sopra tra l’esercito Israeliano e Al Qassam Brigade, dove finisce l’informazione e inizia la vera e propria guerra?

Youtube rimuove un video - Proprio uno dei video pubblicati il 14 novembre dall'Idf su YouTube (in cui si vedeva il leader di Hamas Ahmed Al-Jabari ucciso mentre era in auto) è stato rimosso da Google, in quanto violava i termini di servizio. Il filmato era stato ripreso da molte testate e questo deve aver spinto il colosso di Mountain View a intervenire, così come aveva già fatto in almeno un'altra occasione. Tuttavia, come sottolinea Rivista Studio, il video è al momento ancora accessibile nel canale in ebraico dell'Idf.

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