Pussy Riot, slitta il processo d’appello: “Poche speranze”

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Rinviata al 10 ottobre l’udienza del procedimento contro le tre ragazze condannate in primo grado a due anni di reclusione. Il marito della leader: “Se ci sarà qualche cambiamento sarà insignificante, Putin ha deciso di mantenere una posizione dura”

E' stata rinviata al 10 ottobre l'udienza del processo d'appello alle tre Pussy Riot, condannate a due anni di reclusione per la "dissacrante" preghiera punk anti Putin nella cattedrale di Mosca lo scorso febbraio. Lo ha deciso oggi il tribunale municipale della capitale, dopo che una delle imputate, Iekaterina Samutsevich, aveva annunciato di voler cambiare il suo avvocato per diversità di vedute sulla linea difensiva e di averne già scelto uno nuovo. Una mossa a sorpresa che ha suscitato confusione, mentre l'accusa ha sostenuto che potrebbe trattarsi di un modo per rinviare il procedimento. I giudici hanno deciso di concedere cinque giorni alla Samutsevich per nominare il suo nuovo difensore e hanno aggiornato il processo al 10 ottobre.

Secondo alcuni osservatori la rottura tra Yekaterina e l'avvocato potrebbe essere il frutto di pressioni di ambienti governativi sulla giovane e sui suoi parenti volte a spaccare il fronte della difesa. Domenica il Patriarcato di Mosca aveva invitato le tre musiciste a pentirsi e aveva auspicato che il tribunale tenesse conto di un eventuale ravvedimento.

“Onestamente non mi aspetto alcun cambiamento da questo processo – ha detto il marito della leader del gruppo (Nadia, ndr) Pyotr Verzilov – o, se ci sarà davvero, sarà insignificante: al massimo uno sconto di pena di 6 mesi. Pensiamo che Putin abbia espresso il suo parere e abbia deciso di mantenere una posizione molto dura sul caso Pussy Riot. Non ho molta speranza in questo momento e onestamente non l’abbiamo mai avuto nel corso di questo processo. Quello che possiamo fare è continuare ad attirare la pubblica attenzione. Putin ha deciso di fare a queste ragazze un processo molto breve”.

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