Islam, venerdì di proteste: vittime in Pakistan

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Manifestazioni nel mondo islamico contro il film blasfemo prodotto in America e le vignette su Maometto pubblicate in Francia. L'Eliseo chiude le ambasciate in 20 Paesi. L'Onu: "La pellicola e le caricature sono deliberatamente provocatorie"

Da Islamabad a Kuala Lampur, il venerdì di preghiera ha offerto l'occasione per proteste in tutto il mondo islamico (GUARDA LE FOTO) contro il film su Maometto e le vignette del profeta. La situazione più tesa si è verificata in Pakistan; il bilancio delle proteste è di una decina di morti e un centinaio di feriti. Le ambasciate, le scuole, le associazioni culturali e i consolati francesi sono rimasti chiusi per motivi di sicurezza in 20 Paesi musulmani, al pari dell'ambasciata e dei consolati Usa in Indonesia. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Kuala Lampur, dove sono state bruciate bandiere israeliane e americane, altri 10mila a Dacca. Negli ultimi dieci giorni, l'ondata di proteste scatenata dal film blasfemo prodotto in Usa e le vignette su Maometto hanno causato oltre 30 vittime, tra le quali l'ambasciatore Usa in Libia.

Decine di vittime in Pakistan - In Pakistan, dove il governo ha dedicato la giornata alla "devozione del Profeta Maometto" ma ha anche bloccato le linee telefoniche dei cellulari in molte città per arginare le proteste, ci sono stati disordini a Peshawar, Karachi, Lahore e Islambad. Per cercare di placare gli animi, l'ambasciata statunitense ha acquistato spazi pubblicitari sulle tv locali per mostrare che Washington prende le distanze dal film "blasfemo". Convocato dal ministero degli Esteri, l'ambasciatore Usa, Richard Hoagland, ha espresso la "forte" condanna di Washington e del popolo americano per un video "disgustoso" e "frutto di una sola persona". Ma esattamente come accaduto giovedì 13 settembre, a Islamabad gli scontri sono avvenuti nei pressi della zona rossa, il quartiere delle ambasciate; tra i dimostranti anche gli uomini di un gruppo estremista, considerato vicino ad Al Qaeda. Il bilancio provvisorio degli scontri è di almeno 19 vittime e centinaia di feriti.

Ambasciate chiuse in 20 Paesi  - In Egitto, vari gruppi islamici hanno organizzato una marcia verso l'ambasciata francese al Cairo. L'edificio, come le altre sedi diplomatiche e le scuole francesi, resterà chiuso in Egitto e in altri 19 paesi, per motivi di sicurezza.
Misure analoghe sono state  prese dalla Germania. Cortei sono stati annunciati anche in Iran e in Tunisia. In quest'ultimo paese, tuttavia, giovedì 20 settembre il ministero degli  Interni ha diffuso un divieto di manifestare.

Francia, ripubblicate vignette Maometto - Il principale gruppo che rappresenta i musulmani in Francia ha fatto appello alla calma mentre è tornato edicola il giornale con le vignette satiriche sul profeta Maometto. A Parigi, la polizia è in allerta dopo che sono state vietate proteste pianificate da alcuni gruppi musulmani. Mohammed Mossaoui, leader del Consiglio musulmano francese, ha descritto sia il film sia le vignette come "atti di aggressione", ma ha fatto appello ai musulmani francesi affinché non scendano in strada per proteste non autorizzate. Charlie Hebdo, i cui uffici sono sotto la protezione della polizia, ha sfidato le critiche e ha deciso una nuova uscita del numero discusso, andato esaurito in poche ore mercoledì scorso.

Onu: irresponsabili le vignette di Hedbo  - E sul caso interviene anche l'Onu, che condanna la pubblicazione delle caricature di Maometto da parte del giornale satirico francese Charlie Hebdo. Nel caso di Charlie Hebdo, dopo le reazioni al film anti-islam prodotto negli Usa la settimana scorsa, "appare doppiamente irresponsabile" pubblicare le vignette, ha detto il portavoce dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Rupert Coville.
Il film e le vignette sono "deliberatamente provocatori",  ma questo non giustifica le reazioni "violente" e "distruttive", ha aggiunto. Le manifestazioni devono essere pacifiche. Colville ha ribadito che "il miglior modo di reagire a queste provocazioni stupide e irresponsabili è di ignorarle".

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