Omicidio Arrigoni, ergastolo per gli assassini del pacifista

Vittorio Arrigoni in una immagine d'archivio
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Carcere a vita per i due militanti salafiti accusati dell'uccisione dell'attivista rapito e assassinato nell'enclave palestinese nell'aprile del 2011. I genitori di Vik si erano opposti alla condanna a morte

Due ergastoli e due condanne a 10 e a un anno di carcere. Queste le sentenze per il sequestro e l'omicidio di Vittorio Arrigoni, l'attivista filo-palestinese italiano (LE FOTO) ucciso nella Striscia di Gaza nell'aprile del 2011. Il tribunale militare di Gaza ha condannato al carcere a vita il 23enne Mahmud al-Salfiti e il 25enne Tamer al-Husasna, gli estremisti salafiti che avevano confessato il loro coinvolgimento.
Un altro membro della cellula salafita Tawhid Wal Jihad, il 25enne Faruk Jerim, dovrà scontare 10 anni di carcere mentre un quarto, il 25enne Amer Abu Ghola, è stato condannato a un anno per aver fornito la casa in cui l'attivista dell'International Solidarity Movement (Ism) fu tenuto in ostaggio. Gli imputati rischiavano una condanna a morte ma gli stessi familiari di Arrigoni si erano detti contrari a questa eventualità.

Le condanne dopo tanti rinvii - Il processo si era aperto a settembre ma aveva subito numerosi rinvii. Gli imputati avevano confessato la loro partecipazione al sequestro ma avevano attribuito le principali responsabilità al capo del gruppo, il giordano Abdel Rahman Breizat, e a un altro membro della cellula, Bilal al Omari, entrambi uccisi pochi giorni dopo il sequestro in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza di Hamas.

Vik, il blogger pacifista - Vittorio Arrigoni era noto negli ambienti del pacifismo e della militanza filo-palestinese per il suo libro "Gaza: restiamo umani" scritto dopo l'operazione israeliana Piombo fuso nell'enclave palestinese.
Il blogger pacifista (questo il suo spazio in Rete), viveva a Gaza dall'agosto del 2008. Fu rapito la sera del 14 aprile 2011 da un gruppo jihadista salafita vicino ad al-Qaeda. Un video pubblicato su YouTube mostrava Arrigoni bendato e legato, mentre una voce accusava l'Italia di essere uno "stato  infedele" e l'attivista di essere entrato a Gaza "per diffondere la  corruzione". Nel video si lanciava un ultimatum, minacciando l'uccisione di  Arrigoni il giorno successivo se non fosse stato scarcerato il leader del gruppo, Hisham al-Saedni, e di alcuni militanti jihadisti detenuti nelle carceri palestinesi. L'indomani il corpo senza vita di Arrigoni fu rinvenuto in un blitz dalle Brigate Ezzedin al-Qassam in  un'abitazione di Gaza.

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