Morsi attacca la Siria: "Il regime di Assad è oppressivo"

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Duro intervento del presidente egiziano al vertice dei Paesi non allineati. I delegati di Damasco abbandonano l'aula per protesta. Intanto i gruppi di opposizione denunciano altre esecuzioni sommarie

"In Siria c'è una rivoluzione contro l'oppressivo regime". Così si è espresso il presidente egiziano Mohamed Morsi, nel suo intervento al Vertice dei Non Allineati in corso a Teheran. Il leader dell'Egitto ha criticato l'amministrazione siriana e ha ribadito la disponibilità dell'Egitto a intervenire: "Siamo pronti ad aiutare a mettere fine ad un ulteriore bagno di sangue nel paese mediorientale".

Damasco lascia la sala - La reazione della delegazione di Damasco non si è fatta attendere. I diplomatici presenti in sala hanno abbandonato il Vertice. Le autorità siriane hanno accusato il presidente Morsi di "istigare allo spargimento di sangue in Siria". Il ministro degli esteri Walid al Muallim ha precisato che la decisione di ritirare la delegazione è stata presa in segno di protesta per il contenuto del discorso del presidente egiziano: "Si è trattato di un'interferenza negli affari interni siriani". I siriani sono rientrati in aula appena Morsi ha finito il suo discorso.

Le provocazioni di Teheran - Prima di Morsi avevano parlato i leader iraniani. La Guida suprema Ali Khamenei ha ribadito che l'Iran non cerca di dotarsi di armi atomiche ma non rinuncerà all'energia nucleare a scopi pacifici. "Energia nucleare per tutti e armi nucleari per nessuno è il nostro motto. Le armi atomiche non forniscono sicurezza né servono a consolidare il potere ma rappresentano una minaccia per tutti".
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha invece criticato un presunto dominio americano sul Consiglio di sicurezza dell'Onu. "In Afghanistan, Iraq, Pakistan la gente è uccisa in maniera organizzata ma il Consiglio di sicurezza lo giustifica perché il principale partner di tutti questi incidenti è un membro del Consiglio". Il riferimento agli Stati Uniti è stato rimarcato anche quando ha parlato di "potenze arroganti che umiliano altre nazioni e risolvono con la guerra i propri problemi economici".

L'opposizione denuncia nuove esecuzioni sommarie
- Intanto l'opposizione siriana denuncia una nuova strage ad opera del regime di Damasco. Almeno 147, tra civili e ribelli, sarebbero stati uccisi a  Ariha, nella provincia di Idlib. Tra le vittime sarebbero stati trovati anche 42 cadaveri ammanettati. Ad Ariha le forze governative "sono entrate oggi dopo il ritiro dei ribelli dell'Esl", riferiscono diverse fonti via web. Secondo le stesse, tra le 42 e le 45 persone sono state ammanettate e giustiziate sommariamente, i cadaveri dati alle fiamme. Alcuni testimoni raccontano poi che 4 ribelli "sono stati bruciati vivi" per terrorizzare la popolazione della citta', una delle roccafoti della ribellione, da mesi al centro della battaglia tra disertori e militari fedeli al preisidente Bashar al Assad.
Alcune delle vittime ad Ariha sono certificate anche dal Vdc, che pubblica nomi e foto. I comitati di coordinamento locali, nel bilancio odierno di 147 morti, contano 72 vittime nella sola provincia di Idlib, compresi 8 bimbi e 9 donne uccisi in un bombardamento a Abu Dhuhur, 31 a Damasco e nei suoi popolosi sobborghi, 17 a Daraa, incluso un bimbo, 11 a Homs, 3 a Hama, 9 ad Aleppo, 3 a Dayr az Zor e 1 a Tartus.

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