La crisi non ferma le armi: Usa leader del mercato mondiale

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Le vendite da parte dell'America sono triplicate nel 2011 e coprono più di tre quarti del settore globale, dice un rapporto del Congresso. A comprare sono l’Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo. Ecco attori e beneficiari del commercio bellico

di Carola Frediani

Sull’economia saranno ancora in difficoltà, ma per quanto riguarda le risorse militari gli Stati Uniti sono ancora “la” superpotenza, anzi lo sono più di prima. Le vendite di armi del Paese guidato da Barack Obama sono infatti triplicate nel 2011, raggiungendo la cifra record di 66,5 miliardi di dollari. Ciò significa che oltre tre quarti del mercato globale, che si aggira sugli 85,3 miliardi, sono ora a stelle e strisce. La Russia si piazza a un secondo posto piuttosto lontano, con “soli” 4,8 miliardi di dollari di affari, equivalente al 5,6 per cento del totale; ed è tallonata dalla Francia, con 4,4 miliardi di dollari di vendite. Queste cifre sono contenute in un rapporto appena presentato al Congresso Usa.

Europa in discesa.
Tuttavia, Parigi a parte, i quattro maggiori fornitori europei – che oltre ai nostri cugini d’Oltralpe comprendono Gran Bretagna, Germania e Italia  - hanno visto una contrazione della loro quota collettiva di mercato, scesa al 7,2 per cento nel 2011 contro il 12,2 dell’anno prima.
Eppure, il Vecchio Continente resta in questo campo tecnologicamente competitivo. Recentemente, ad esempio, l’Arabia Saudita ha comprato dalla Gran Bretagna 72 caccia Eurofighter Typhoon: si tratta di velivoli all’avanguardia costruiti da quattro nazioni europee: lo stesso Regno Unito, Germania, Spagna e Italia. Inoltre, se durante la Guerra Fredda gli alleati Nato acconsentivano alle richieste americane di limitare la vendita di armi in alcuni Paesi, oggi le varie politiche nazionali sull’esportazione di armamenti non sono più così coordinate come un tempo.

Obiettivo Iran.
Sono questi alcuni dei dati che emergono dal "Conventional Arms Transfers to Developing Nations, 2004-2011”, un rapporto presentato al Congresso Usa dal Congressional Research Service, divisione della Library of Congress, la biblioteca nazionale americana. Si tratta della raccolta più dettagliata di dati non riservati sulle vendite di armi. Da cui si evince che la volata degli Usa è stata trainata dai suoi alleati nel Golfo persico, preoccupati di contenere le  ambizioni iraniane nell'area.
Tra i Paesi in via di sviluppo l’Arabia saudita è stato infatti il più grosso acquirente di armi, comprandone per 33,7 miliardi di dollari nel 2011, quasi interamente dagli Stati Uniti; seguita dall’India (6,9 miliardi) e gli Emirati Arabi Uniti (4,5 miliardi). Proprio l'Arabia Saudita risulta, secondo alcuni rapporti, tra gli stati che forniscono armi ai ribelli che combattono il regime di Bashar Assad in Siria: una mossa che alcuni osservatori leggono principalmente in chiave anti-iraniana.

Un mercato in crescita.
Le vendite mondiali hanno toccato la vetta record di 85,3 miliardi di dollari lo scorso anno, un aumento sostanziale rispetto ai 44,5 miliardi del 2010, nonché il più ampio giro d’affari nella compravendita di armi dal 2004. Tuttavia, secondo il rapporto, la crisi economica globale ridurrà la domanda complessiva di nuovi armamenti, costringendo molti stati a  limitare lo sviluppo dei propri arsenali. In tempi di austerity anche le opinioni pubbliche sono meno disposte a veder crescere gli investimenti in armamenti. E proprio la mannaia della recessione, e della spending review, ha acceso polemiche roventi anche nel nostro Paese sull’opportunità di alcune spese militari, come l’acquisto di una novantina di cacciabombardieri F35 (che erano già stati ridotti dall'iniziale numero di 135).
Anche per questo in futuro, conclude il rapporto, si intensificherà la competizione tra i venditori, in particolare tra le nazioni europee e gli Stati Uniti, mentre dal loro canto i Paesi in via di sviluppo richiederanno tecnologie più avanzate e clausole che permettano loro di avviare parte della produzione sul proprio territorio.

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