Pussy Riot diventa un marchio registrato

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Le procedure sono iniziate nell'aprile scorso, precisa l'avvocato delle tre ragazze condannate a due anni di reclusione. Attacco hacker al sito del tribunale della capitale: in home page slogan per la libertà delle musiciste

"Nuove dissidenti" dell'era Putin, "gruppo musicale russo più famoso al mondo", come le hanno definite alcuni giornali internazionali, le Pussy Riot potrebbero presto diventare anche un vero e proprio marchio, registrato e legalmente protetto. A spiegarlo all'agenzia russa Interfax, uno degli avvocati delle tre ragazze, Mark Feigin, secondo il quale la procedura per registrare il brand è già iniziata ad aprile, prima della condanna a due anni di detenzione decisa per le giovani dal tribunale del distretto Khamovnichesky della capitale, che le ha riconosciute colpevoli di "teppismo motivato da odio religioso". Stando al legale, l'iniziativa era necessaria per evitare che il nome del gruppo punk femminista venisse utilizzato, senza consenso della stessa band, in iniziative e progetti provocatori. I legali del gruppo dovrebbero ricevere i documenti di registrazione nei prossimi mesi, ha aggiunto Feigin.

Merchandise Pussy Riot - La notizia, però, ha fatto già parlare alcuni quotidiani russi di "capitalizzazione" della pena - grazie alla quale la popolarità di Nadia, Masha e Katia, in carcere già da marzo per la loro azione "blasfema" in cui invocano l'intercessione della Vergine per liberare il Paese da Putin - è salita alle stelle.

Tensioni a Mosca - Il merchandise delle Pussy Riot, però, è già iniziato. Sono numerose le iniziative che su internet vendono t-shirt di ogni fattezza e colore con la scritta "Pussy Riot libere" e le tre ragazze incappucciate con gli inconfondibili passamontagna colorati. Una campagna vendita in sostegno della causa delle Pussy è stata lanciata dai promotori del festival di luglio a Central Park dedicato al CBGB, la culla del punk newyorkese. Stessa cosa ha fatto l'organizzazione The Voice Project, con l'idea di raccogliere fondi per le ragazze.
Il clima in Russia intorno a quello che si è trasformato nel processo dell'anno, è però ancora molto teso. A Mosca girare con una maglietta inneggiante alle Pussy potrebbe causare non pochi problemi. Un video, girato nel fine settimana e diffuso su internet, testimonia l'accesa discussione avuta in un fast-food di Mosca tra alcuni zelanti
ortodossi e un gruppo di ragazzi, di cui uno indossava la t-shirt con scritto "Vergine liberaci da Putin", una citazione della celebre 'preghiera punk'. I fedeli hanno cercato di far togliere al ragazzo la maglietta, perché offendeva il loro sentimento religioso. La disputa è durata così a lungo da costringere la polizia a intervenire.

Sito del tribunale sotto attacco hacker
- Intanto, nella mattinata di martedì 21 agosto il sito del tribunale Khamovnichesky di Mosca, che ha condannato tre componenti del gruppo punk anti-Putin a due anni di reclusione, è stato attaccato dagli hacker. Secondo quanto riferisce l'agenzia russa Ria Novosti, la pagina web si apriva con un video di un cantante gay bulgaro, Azis, con una serie di insulti rivolti al sistema giudiziario russo, la scritta "Free Pussy Riot" e con l'ultimo videoclip della  band punk, "Putin Ignites The Fires of Revolution". I pirati  informatici hanno anche rinominato alcune sezioni del sito con parole volgari e imprecazioni. La portavoce del tribunale di Mosca, Darya Lyakh, ha poi reso noto all'agenzia Intefax che il problema è stato  risolto e che "il sito ha ripreso a funzionare correttamente".





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