Siria, i ribelli uccidono un cameraman pro Assad

1' di lettura

Gli oppositori al regime annunciano di aver giustiziato l'operatore tv rapito venerdì scorso. Poi rivendicano l'abbattimento di un caccia lealista e in un video mostrano il pilota del Mig. Gli osservatori Onu: la violenza è "chiaramente in aumento"

All'alba del 13 agosto le forze fedeli al regime di Bashar al-Assad hanno ripreso i bombardamenti su Damasco, concentrati soprattutto alla periferia della capitale e nel circondario, facente parte della provincia di Rif Dimashq. Sono stati presi di mira i sobborghi meridionali di Assali, Nahar Aisha e al-Qadam come pure, fuori città, le località di Irbin, al-Tal e Jdaydet Artuz. Le forze governative siriane, inoltre, sono penetrate nel quartiere di Sayf ad Dawla nella parte occidentale di Aleppo, espugnando un'altra roccaforte dei ribelli anti-Assad. La violenza nel Paese è "chiaramente in aumento", denunciano gli osservatori Onu.

I ribelli catturano un pilota e uccidono un cameraman -
Nella giornata di lunedì 13 agosto, inoltre, i ribelli siriani hanno affermato di aver catturato il pilota di un antiquato cacciabombardiere di fabbricazione russa Mig 21 abbattuto dalla loro contraerea nell'area di Deir Ezzor. E in un video postato in Rete hanno filmato l'interrogatorio dell'uomo, il colonnello Suleiman che appare seduto con indosso una tunica scura e attorniato da tre uomini armati in piedi. L'ufficiale dell'Esercito libero (Esl) conclude il video affermando che il pilota è ora prigioniero di guerra e che sarà trattato con rispetto dei suoi diritti. "L'Esl mi ha trattato in modo accettabile", afferma il pilota Suleiman nel video.
A Damasco, invece, è stato ucciso dalle forze ribelli Hatem Abu Yehya, cameraman della tv al-Ikhbariya vicina al regime di Bashar el-Assad. Abu Yehya era stato rapito venerdì 10 agosto nel sobborgo al Tal della capitale insieme ad altri tre dipendenti dell'emittente, ancora in mano dei sequestratori apparsi in un video ed apparentemente in buona salute ma stanno bene.

Osservatori Onu: "Violenza in aumento" -
La violenza è comunque "chiaramente in aumento in molte parti del Paese", e il fenomeno è da imputarsi ad ambedue le parti in conflitto, tanto al regime quanto agli insorti, secondo il generale senegalese Babacar Gaye, capo della Unsmis, la Missione di Supervisione delle Nazioni Unite in Siria, il mandato dei cui osservatori scadrà domenica 19 agosto.
Infine si è registrata l'ennesima defezione tra le file della diplomazia siriana: ha infatti annunciato la rinuncia all'incarico e il passaggio nel campo dei ribelli Dany al-Baaj, primo segretario della missione permanente di Damasco presso la sede dell'Onu a Ginevra nonché suo rappresentante davanti al Consiglio per i Diritti Umani.

Leggi tutto