Egitto, Morsi silura il capo delle forze armate

1' di lettura

Il presidente egiziano ha ritirato la delega a Mohammed Tantawi, che era anche ministro della Difesa. Cancellate pure le norme costituzionali che limitavano i suoi poteri in favore dell'esercito

Il presidente egiziano, Mohamed Morsi, ha ritirato la delega di ministro della Difesa e di capo delle Forze armate a Mohammed Tantawi, che aveva governato l'Egitto per oltre un anno dopo la caduta di Mubarak. Morsi, inoltre, dopo aver ritirato la delega anche al capo di gabinetto Sami Anan, ha nominato l'ex giudice Mahmud Mekki alla carica di vicepresidente.
A guidare le forze armate al posto di Tantawi è stato scelto il generale Abdellatif Sisi, mentre il nuovo capo di gabinetto sarà il generale Sidki Sobhi.

Ma le decisioni di Morsi, già lette come un vero atto di forza da molti osservatori, non sono finite qui. Il presidente egiziano ha inoltre cancellato la dichiarazione costituzionale emessa dall'esercito egiziano subito prima della sua nomina a presidente e che dava alle forze armate ampi poteri in materia legislativa.
La dichiarazione costituzionale abolita era stata emessa il 17 giugno dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, capeggiato dallo stesso Tantawi, l'organismo che aveva assunto i poteri presidenziali dopo l'allontanamento di Mubarak dal potere, l'11 febbraio 2011.
La dichiarazione "supplementare" - emessa in relazione alla prima dichiarazione costituzionale dei militari, sottoposta a referendum l'anno scorso e votata a maggioranza dagli egiziani - sanciva che il presidente della repubblica non sarebbe stato più capo supremo delle forze armate, riservando l'incarico allo stesso Tantawi, così come quello di ministro della Difesa.
Con lo stesso provvedimento i militari reclamavano per sé il potere legislativo dopo aver sciolto il Parlamento, utilizzando una sentenza della Corte Costituzionale che il 14 giugno aveva dichiarato illegittime alcune norme della legge elettorale in base alla quale tra novembre e gennaio si erano svolte le legislative.
Il provvedimento sembrò dettato dalla volontà di ridimensionare il potere del partito dei Fratelli Musulmani, che nelle elezioni avevano conquistato il 45 per cento dei seggi. Sommati al 25 per cento dei seggi conquistati dai salafiti, i cosiddetti 'islamisti' avevano conseguito una maggioranza del 70 per cento in parlamento.

Leggi tutto