Spadotto è rientrato in Italia dopo il sequestro nello Yemen

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Il carabiniere rapito a Sana’a, dove prestava servizio all’ambasciata italiana, era stato liberato nella notte tra giovedì e venerdì. La madre a SkyTG24: "Siamo felici, sono stati quattro giorni lunghissimi"

Alessandro Spadotto è rientrato in Italia. Alle 15.50 di venerdì 3 agosto il portellone dell'aereo che ha riportato il carabiniere, rapito cinque giorni prima nello Yemen, si è aperto e il militare è sceso a terra dove ad accoglierlo c'erano le autorità.
"Alessandro Spadotto sta tornando a casa", aveva detto in mattinata il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Il titolare della Farnesina aveva detto di aver parlato al telefono con il carabiniere sequestrato il 29 luglio. “Sta bene. E’ in ambasciata a Sanaa e si sta preparando a rientrare nelle prossime ore. Ho voluto per felicitarmi per la ritrovata libertà. Alessandro Spadotto è un italiano che indossa la stessa divisa con cui migliaia di carabinieri tengono alta la bandiera del nostro Paese non solo in patria, ma in tante aree di crisi nel mondo, dove sono rispettati e ammirati da Governi e popolazioni". Terzi ha voluto ringraziare via Twitter "l'Unità di Crisi della Farnesina e tutti i funzionari dello Stato" che hanno reso possibile la soluzione positiva del sequestro e ha anche ricordato "la straordinaria collaborazione" del governo yemenita .

Sulla liberazione di Spadotto è intervenuto anche il governatore della provincia di Maarib, Sultan al-Alarade, che voluto mettere in luce l'efficacia della mediazione dei capi tribali. Parlando all'agenzia Maarib Press, Al-Alarade ha aggiunto che, dopo il rilascio, l'italiano è stato portato nel palazzo presidenziale di Maarib, prima della consegna al capo missione italiano in Yemen, Luciano Galli, e del suo trasferimento nella capitale yemenita. Ed è tornato ad escludere qualsiasi motivazione politica dietro il sequestro. "I responsabili dell'amministrazione provinciale e i capi tribali della tribù Obaida e della tribù Aldamashka hanno seguito la crisi da vicino per quattro giorni, secondo l'indicazione molto stringente data dal governo di Sanaa, ovvero che bisognava arrivare alla liberazione dell'italiano e sono riusciti a convincere il sequestratore".

Intanto Ali Nasser Huraikdan, capo della tribù al-Jalal e autore del sequestro, ha confermato al quotidiano locale 'Akhbar Alxaum' di non appartenere ad alcun gruppo e ha insistito nel ricordare che il rapimento di Spadotto è stato una misura di pressione sul governo yemenita perché esaudisse le sue richieste, e non sul governo italiano. Huraikdan chiedeva infatti che il suo nome venisse rimosso dalla lista delle persone ricercate in Yemen e dal novero di quelle che non possono recarsi all'estero.

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