Siria, battaglia finale ad Aleppo. Francia: l’Onu intervenga

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E’ scattata la controffensiva dell’esercito per riconquistare i territori in mano ai ribelli. I testimoni parlano di “una tempesta di fuoco dal cielo e dalla terra”. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani: in 16 mesi e mezzo uccisi 14mila civili

Un "uragano di fuoco dal cielo e da terra" si è abbattuto su Aleppo, che non è però l'unica roccaforte dei ribelli siriani a bruciare sotto i colpi dell'aviazione e dell'artiglieria fedele al presidente Bashar al Assad. Dopo giorni in cui il regime ha accumulato attorno ad Aleppo centinaia di mezzi corazzati d'attacco e trasporto truppe, con migliaia di soldati ed elicotteri, l'offensiva, che la comunità internazionale teme possa produrre un'ecatombe, è scattata nella notte tra il 27 e il 28 luglio. E mentre il mondo tiene puntati gli occhi sulla capitale economica della Siria, la repressione e le violenze proseguono anche a Damasco e nei suoi sobborghi, causando la morte documentata di almeno 105 persone, facendo invocare alla Francia l'intervento immediato del Consiglio di sicurezza dell'Onu per fermare quanto prima il massacro in corso. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che da anni monitora i crimini commessi dal regime e si avvale di una fitta rete di ricercatori e attivisti sul terreno, sono più di ventimila gli uccisi in 16 mesi e mezzo, e di questi circa 14 mila sono civili. Intanto, nella tragedia una buona notizia: sono stati liberati i due tecnici italiani scomparsi dieci giorni fa a Damasco e si spera che possano rientrare in Italia domenica 29 luglio.

Una “tempesta di fuoco su Aleppo” - I pochissimi reporter e fotografi stranieri presenti tra i ribelli ad Aleppo riferiscono di una tempesta di fuoco dal cielo e da terra che si è abbattuta sulla città, in particolare sul quartiere sud-occidentale di Salah ad Din (Saladino), dove è asserragliato il maggior numero di miliziani anti-regime. Le testimonianze parlano di caseggiati in fiamme, colonne di fumo, elicotteri che mitragliano e centinaia di carri armati che cannoneggiano e stringono in una morsa Salah ad Din, con la gente che si rintana terrorizzata in casa. Il corrispondente della France Presse ha visto ribelli che dicono di appartenere alla Brigata Tawhid. Alcuni di loro - racconta - sono algerini, altri stranieri: ceceni, algerini, ma anche cittadini musulmani svedesi e francesi, venuti a dare manforte ai fratelli siriani. Gli abitanti di Aleppo sono privi di tutto: non possono andare al lavoro e manca il cibo. E se da alcuni quartieri i civili sono riusciti a fuggire, da altri la fuga è impossibile e la gente se ne sta rintanata negli scantinati. Qualcuno si è rifugiato nei giardini pubblici, il più lontano possibile dagli edifici, qualcuno nelle scuole. Tutti angosciati dal fragore delle esplosioni e dai grandi elicotteri d'attacco che volano a bassa quota.

I caduti - Come mostrano alcuni video amatoriali girati dai miliziani della stessa brigata Tawhid, anche i governativi registrano però perdite sul terreno e per ora l'avanzata procede a ritmi lenti, dando speranza a chi resiste. Resistenza che però il cronista della Bbc sul posto ha definito "quasi impossibile": i ribelli "hanno poche armi e sono pochi, la potenza di fuoco che hanno di fronte è così schiacciante e Aleppo è così importante per Assad che resistere sarà incredibilmente difficile, se non impossibile". Dei 105 uccisi documentati il 28 luglio, con nomi, cognomi e in molti casi anche foto e video, dal Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc) 23 sono caduti ad Aleppo e 19 nella zona di Damasco, mentre il resto nelle varie roccaforti della rivolta, tra cui Daraa, Dayr az Zor, Hama, Idlib e Homs.

L’appello di Hollande a Russia e Cina - Il presidente francese Francois Hollande ha chiesto l'intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu e ha lanciato un appello a Russia e Cina, due dei cinque membri permanenti con diritto di veto, "perché‚ prendano in considerazione che ci saranno il caos e la guerra civile se (il presidente) Bashar al Assad non sarà fermato". Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha dal canto suo giustificato la controffensiva governativa su Aleppo, sostenendo che non è "realistico" aspettarsi che il governo siriano rimanga con le mani in mano mentre i ribelli occupano le grandi città. Lavrov ha inoltre fugato le voci su un possibile accordo per un asilo politico ad Assad, definendole "provocazioni messe in giro da coloro che vogliono addossare tutta la colpa di quello che sta succedendo in Siria sulla Russia e sulla Cina".

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