Siria, carri armati schierati a Damasco

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La Croce Rossa: "Ormai è guerra civile". La Russia resta con Assad. Il Cremlino denuncia pressioni dell'Occidente e ritiene "irrealistico" un passo indietro del regime. Giulio Terzi a SkyTG24: "Mosca è per una soluzione politica"

Colonne di fumo nero, auto incendiate, raffiche di mitra sparate da uomini in borghese che lacerano l'aria: è stato questo, secondo i video messi in Rete dall'opposizione, lo scenario di lunedì 16 a Al Midan, il quartiere di Damasco più vicino al centro toccato dagli scontri tra forze governative e ribelli dall'inizio della crisi in Siria, 16 mesi fa. Ma sul piano internazionale non cambiano le posizioni, con la Russia che ha giudicato una richiesta "irrealistica" dell'Occidente quella di facilitare l'uscita di scena del presidente Bashar al Assad.

Nel pomeriggio le truppe governative, appoggiate da mezzi blindati, hanno riportato sotto controllo le principali strade di Al Midan - che dista comunque diversi chilometri dal cuore della capitale e dal palazzo presidenziale - dove gli scontri si erano propagati dal quartiere periferico di Al Tadamon, più a sud, dove erano scoppiati domenica 15. La stessa al Tadamon, secondo attivisti dell'opposizione, è stata bombardata anche lunedì 16 a colpi di mortaio, e nuovi scontri sono avvenuti in altri sobborghi, tra cui Kafar Souseh, Qadam, Jobar, Assali e Nahr Aisheh. In quest'ultimo quartiere, vicino a Midan, manifestanti hanno bloccato l'autostrada che porta verso la frontiera con la Giordania, a sud, incendiando pneumatici e ponendo grosse pietre sull'asfalto. Al calare del sole nuovi scontri sono stati segnalati dagli attivisti dell'opposizione a al Midan e al Tadamon.

Ma le violenze sono continuate in varie altre città, con un bilancio di almeno 50 persone uccise, tra cui tre soldati disertori e quattro bambini, secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione. Nuovi bombardamenti sono segnalati su Dayr az Zor, Homs e Hama, dove, secondo i Comitati, una donna e i suoi quattro figli sono morti quando una bomba ha colpito la loro casa. Un bilancio pesante tanto che la Croce Rossa internazionale (Cicr) ha dichiarato dal sito della Bbc che il conflitto è così diffuso da essere classificabile a tutti gli effetti come "guerra civile"

Martedì 17 l'inviato dell'Onu per la Siria Kofi Annan sarà ricevuto dal presidente russo Vladimir Putin. Ma la posizione di Mosca, che finora ha sostenuto Assad, non dà segni di cambiamento, almeno nelle dichiarazioni pubbliche. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha denunciato come "irrealistiche" le pressioni esercitate dall'Occidente sulla Russia perché convinca il presidente siriano ad andarsene. "Assad non se ne andrà non perché lo difende la Russia ma perché lo sostiene una parte abbastanza cospicua della popolazione", ha detto Lavrov, accusando anche l'Occidente di cercare di esercitare un "ricatto" su Mosca con la minaccia di non prolungare la missione degli osservatori dell'Onu, in scadenza tra quattro giorni. Ma il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha a SkyTG24 detto di ritenere che la posizione di Mosca non sia "completamente congelata" (video qui sopra).

Intanto un altro Paese arabo, il Marocco, ha espulso oggi l'ambasciatore siriano, come avevano fatto nei mesi scorsi la Tunisia e le monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Damasco ha immediatamente reagito dichiarando a sua volta "persona non grata" l'ambasciatore marocchino. Mentre fonti europee hanno detto che la Ue sta mettendo a punto nuove sanzioni contro Damasco, che dovrebbero essere approvate la settimana prossima. E avrebbe già preparato un piano immediato di evacuazione degli occidentali in caso di un'escalation della violenza.

Sul fronte dell'opposizione, il movimento dei Fratelli Musulmani siriani, considerato la forza pi- influente nella piattaforma del Consiglio Nazionale Siriano (Cns), ha cominciato oggi una riunione di due giorni a Istanbul in "Conferenza Generale". E' la prima riunione plenaria in 30 anni del movimento sunnita, illegale in Siria dal 1963, ha precisato un portavoce, Omar Mushaweb.

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