Siria, l'Onu: "Altre esplosioni dopo la strage di Tremeseh"

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L'Organizzazione delle nazioni unite lancia un nuovo allarme dopo l'attacco che è costato la vita a 200 civili. I ribelli: "Le truppe dei miliziani leali hanno bombardato la zona con elicotteri e carri armati"

Più di 200 siriani, in gran parte civili, sono stati uccisi nel villaggio di Tremseh nella regione ribelle di Hama, dopo un bombardamento da parte di elicotteri e carri armati e un attacco da parte di miliziani leali al governo.
Si trattera del più grave episodio di violenza nei 16 mesi di rivolte contro il presidente Bashar al-Assad, in un momento in cui l'azione diplomatica per fermare lo spargimento di sangue è ostacolata dai contrasti tra le grandi potenze.
Intanto l'Onu, attraverso i suoi osservatori, fa sapere che nel Paese vi sono "operazioni militari ancora in corso", e nella zona di Tremseh sono state udite "oltre 100 esplosioni".

Gli attivisti hanno detto che il massacro nel villaggio è iniziato il 12 luglio 2012, proprio mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu stava negoziando una nuova risoluzione sulla Siria.
Washington e i suoi alleati sono dell'avviso che serva un'azione dura, ma la Russia ha escluso la possibilità di accettare l'ultima bozza di risoluzione.
Il Consiglio Rivoluzionario di Hama ha riferito che il villaggio sunnita di Tremseh è stato pesantemente colpito da armi pesanti prima di essere preso d'assalto dai miliziani alawiti filo-governativi che hanno ucciso gli abitanti uno a uno.

"Ciò che è accaduto è spaventoso, c'è un crescendo della violenza in Siria" ed "entro la settimana ci sarà una decisione per estendere la missione degli osservatori Onu", ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi, spiegando come "vorremmo una missione più incisiva e muscolare, che possa avere anche la possibilità di difendersi".

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