Tensioni Siria-Turchia, Assad: “Non volevo abbattimento jet”

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In un’intervista a un quotidiano turco il presidente siriano cerca di ricucire i rapporti con Ankara dopo l’“incidente” dei giorni scorsi: nessuna manovra verso il confine. Human Rights: "Nel Paese 27 centri di tortura"

Dopo giorni di tensione con Ankara, il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha cercato di stemperare la crisi esprimendo rammarico per l'abbattimento del caccia turco da parte delle forze di Damasco.
"Al 100 per cento, vorremmo non averlo attaccato", ha dichiarato il numero uno del regime a un quotidiano della Mezzaluna. "Abbiamo capito solo dopo averlo abbattuto che si trattava di un aereo turco", ha assicurato Assad, l'aviazione era convinta che fosse un velivolo israeliano, visto che stava impegnando un corridoio aereo usato "tre volte in passato dalle forze" dello Stato ebraico.
"Sarei stato felice se il jet abbattuto fosse stato israeliano", ha concluso.

Intanto, però, per il terzo giorno consecutivo Ankara ha fatto levare in volo i suoi F-16 dopo che elicotteri da trasporto siriani sono stati avvistati a pochi chilometri dalla frontiera e dalla provincia meridionale di Hatay.
Sei caccia sono decollati dalla base di Incirlik, nel sud, e altri due da Batman, nell'est, ma non ci sono stati sconfinamenti. Su questo sfondo di tensioni, la comunità internazionale è al lavoro per dare sostanza agli accordi sulla transizione usciti dalla conferenza di sabato a Ginevra.

Secondo l'inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan, resta "imperativo" il cessate il fuoco e la via per risolvere la crisi "è lunga ed accidentata". Nondimeno, la riunione svizzera, ha assicurato Annan, ha registrato "un cambio" di posizione di Russia e Cina che "non va sottovalutato".
Puntuale è arrivata pero' una nuova bordata del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov: "Purtroppo alcuni Paesi occidentali stanno distorcendo gli accordi" che però "non sono suscettibili di interpretazione".

Secondo gli attivisti, nella sola giornata di lunedì 2 luglio sono state uccise 78 persone in Siria, fra cui 44 civili.
E Human Rights Watch ha documentato l'esistenza di 27 centri di detenzione dove i prigionieri vengono regolarmente picchiati, seviziati, abusati e persino uccisi. Un sistema, ha denunciato l'ong, che può definirsi un vero e proprio "arcipelago della tortura". "Siamo vicini al popolo siriano. Lo siamo, sostenendo l'azione della comunita' internazionale ma anche con i nostri aiuti e l'assistenza alle popolazioni colpite da questa tragedia umanitaria sempre più insostenibile", ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi, annunciando l'invio dell'ospedale da campo italiano che garantirà assistenza medica ai 25mila fuoriusciti siriani in Giordania.

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