Grecia, governo vicino. Chiederà una dilazione dei tagli

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Il conservatore Samaras ha ricevuto l’incarico di formare il nuovo esecutivo. Il Pasok probabilmente dirà sì all’alleanza il 19 giugno. Atene vuole domandare alla Troika di spalmare la riduzione delle spese su 4 anni invece dei 2 previsti

La grande paura si è allontanata da Atene e il conservatore Antonis Samaras, all'indomani della vittoria alle urne, ha ricevuto l'incarico a formare il nuovo governo greco. Un'impresa che, dopo una giornata che sembrava interlocutoria, appare ora a un passo: secondo fonti di Nea Dimokratia, il principale, possibile alleato dei conservatori, il Pasok di Evangelos Venizelos, dirà di sì all’alleanza già domani, martedì 19 giugno, superando la richiesta di includere nella coalizione anche Syriza, la sinistra radicale che ha già rifiutato. Le stesse fonti indicano che il governo che sta per nascere chiederà alla Troika (Ue, Bce e Fmi) di poter spalmare i tagli concordati per 11,7 miliardi in quattro anni, invece dei previsti due. Una richiesta che a questo punto appare centrale nell'azione della possibile coalizione, ma che la Germania ha già respinto dopo le prime aperture: "Non ci sono margini per rinegoziare i termini del salvataggio concesso dall'Unione Europea alla Grecia", ha gelato tutti la cancelliera tedesca Angela Merkel a margine degli incontri del G20 a Los Cabos.

Ad Atene, e in Europa, tutti spingono affinché il governo nasca in fretta. Samaras, che ha visto anche l'altro probabile alleato, Fotis Kouvelis, leader della Sinistra democratica (Dimar) - che ha detto che il suo partito vorrebbe far parte di un governo di unità nazionale, ma non intende dare "assegni in bianco" a nessuno - dovrebbe annunciare la fumata bianca il 19 giugno, riaffermando la necessità "lapalissiana" di rinegoziare parte del memorandum. Per tutta la giornata l'impressione degli osservatori era comunque che, alla fine, Venizelos avrebbe tolto la 'pregiudiziale Syriza', anche perché il leader della sinistra Alexis Tsipras non sembra intenzionato a cedere alle sirene del governo di grande coalizione e punta ad incassare nel tempo i benefici dal suo ruolo di forte opposizione. La Grecia "deve avere un governo entro domani sera (19 giugno, ndr)", ha rassicurato comunque anche Venizelos al termine del suo incontro con Samaras. "I ministri e chi sarà premier sono argomenti secondari rispetto all'accordo sugli obiettivi del governo", ha spiegato l'ex ministro delle Finanze, definendo il rifiuto di Tsipras "irresponsabile".

Con i risultati definitivi, Nd ottiene il 29,66 % e 129 seggi; Syriza il 26,89% e 71 seggi; il Pasok il 12,28% e 33 seggi; Greci indipendenti (destra) 7,51% e 20 seggi, Alba Dorata (destra estrema) il 6,92% e 18 seggi; Sinistra democratica (Dimar) 6,26% e 17 seggi; Kke (comunisti) il 4,5 e 12 seggi. Una coalizione Nd-Pasok-Dimar avrebbe 179 seggi sui 300 del Parlamento ellenico. Ed è scattato già il toto-ministri: in pole position per la poltrona agli Esteri - questa sembra quasi una certezza - c'è Dora Bakoyanni, che ha già ricoperto questa carica con il governo Karamanlis. All'Economia, poltrona incandescente, potrebbe restare l'attuale ministro Giorgos Zanias, un tecnocrate vicino al Pasok, oppure andare Stavros Dimas, conservatore già agli Esteri con l'esecutivo tecnico-politico di Lucas Papademos. Nea Dimokratia, dicono i ben informati, vorrebbe per sé l'Interno, vista la sua promessa di riportare l'ordine nelle città greche afflitte dalla criminalità.

E i greci? Ad Atene non c'è aria di festeggiamenti, neanche da parte dei vincitori. Tutti sembrano essere tornati ad occuparsi dei non pochi problemi della quotidianità. "Li ho votati ma adesso aspetto di vedere cosa faranno - dice un elettore di Nea Dimokratia - Servono provvedimenti semplici, che aiutino subito la gente in difficoltà". Ma se le sorti del governo, alla fine, non sembrano appassionare, altro discorso è quello per le sorti calcistiche della nazione: l'obiettivo è battere la Germania agli Europei, venerdì, con tutto il carico simbolico che ciò comporterebbe. Il pallone scalda gli animi molto più di una vittoria elettorale, di questi tempi

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