Nigeria, rapito il calciatore Christian Obodo

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"Purtroppo sono cose che accadono nel nostro Paese" dice Kenneth, fratello del calciatore del Lecce, che avrebbe avviato un negoziato con i rapitori: "Ho parlato con lui al telefono: sta bene". Sarebbe stato chiesto un riscatto

Gli elementi certi in questa vicenda sono la insolita tranquillità dei parenti e la certezza che lui, Christian, il sequestrato, sta bene: contraddizioni e incongruenze di una notizia diffusa inizialmente dai media locali. Obodo, centrocampista nigeriano, da oltre un decennio in Italia, in forza all'Udinese ma prestato al Lecce, la mattina di sabato 9 è stato rapito da alcuni sconosciuti che, minacciandolo con armi da fuoco, lo hanno costretto a uscire dalla sua "Obodo 5" per salire a bordo della loro auto. Un paio d'ore e giunge a casa della madre del calciatore, a Warri, la richiesta di 150 mila euro. E' il prezzo per la liberazione del figlio. "Purtroppo sono cose che accadono nel nostro Paese" dice il fratello di Christian, Kenneth che ha avviato un negoziato con i rapitori. Anche Kenneth é un calciatore, e anche lui gioca in Italia, nel Pisa. Rapimenti: devono anche accadere spesso, a giudicare dalla tranquillità manifestata da Kenneth.

"Ho parlato al telefono con Christian, sta bene, di questo sono sicuro e questo è importante". E' probabile che le trattative siano a un punto cruciale. "Non possiamo dare più di centomila euro" dice categoricamente il fratello del giocatore. Alla famiglia, dalla notte scorsa, si è aggiunta anche la sorella di Christian, che vive a Udine insieme con il marito, Obidike Okechukwu, rimasto invece a casa. E' lui a rendere noto che è stato chiesto un riscatto. La sorella, invece, afferma in inglese, sconsolatamente: "Appena arrivata e subito cattive notizie".

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