Siria, dopo la strage di Hula l'Onu prova a reagire

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Il regime nega responsabilità nella morte di civili e accusa Al Qaeda. Riunito il Consiglio di sicurezza, ma la Russia oppone il suo no a risoluzioni di condanna. Intanto il portavoce dei rivoltosi avverte: non resteremo inermi

Il governo siriano nega di avere alcuna responsabilità nella strage di 92 civili, tra i quali 32 bambini al di sotto dei dieci anni, perpetrata venerdì 25 maggio a Hula, una enclave sunnita in un territorio denso di villaggi alawiti, pro-Assad, a circa 20 km da Homs, luogo simbolo della rivolta contro il regime.
Ma la strage genera durissime reazioni da parte dei ribelli e di gran parte della comunità internazionale. I rivoltosi denunciano la "morte" del  Piano Annan e  e avvertono: ci saranno rappresaglie contro le forze di sicurezza del regime di  Damasco.

La Casa Bianca: "Un vile testamento di un regime illegitimo" - Per la Casa Bianca, si tratta di "un vile testamento di un regime illegittimo". E nella serata di domenica 27 maggio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite si è riunito poprio per trovare un accordo sulle reazioni alla repressione siriana (secondo indiscrezioni la Russia avrebbe bloccato una dichiarazione di condanna). "I responsabili del massacro di Hula ne dovranno rendere conto", si legge nella bozza di dichiarazione.
Nel testo - anticipato dall'agenzia Ansa - si parla di "uso indiscriminato e sproporzionato della forza contro la popolazione, in flagrante violazione della legge internazionale, della risoluzione Onu sulla Siria e degli impegni presi dal governo siriano per il cessate il fuoco".
Per questo, il governo siriano deve "immediatamente ritirare le truppe e l'artiglieria dislocatte attorno alle città e alla popolazione civile e riportarle dentro le caserme".
Ma resta il veto della Russia: per questo, il ministro degli Esteri britannico Hague sarebbe partito in nottata verso Mosca per tentare di convincere il governo ad appoggiare una risoluzione contro la Siria.

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