Usa, c’era una volta il candidato John Edwards

John Edwards - Getty Images
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La promessa democratica delle primarie 2008 rischia la prigione per aver usato i fondi elettorali allo scopo di coprire una tresca. Triste epilogo di una carriera che pareva inarrestabile. Come quella di altri ex-candidati alla Casa Bianca

di Carola Frediani

Una volta si pensava che la sua debolezza principale fosse la vanità. La stessa che lo rendeva quasi ossessionato dai capelli, come testimoniato dalla frequentazione di costosi barbieri di Beverly Hills. O dal narcisismo con cui si specchiava a lungo sistemandosi il ciuffo, immortalato in un famoso video del 2007.

Stella cadente - Ma l’ex-candidato alle primarie del 2008 John Edwards (ed ex-aspirante alla vicepresidenza nel ticket con John Kerry nel 2004), stella nascente dei democratici prima dell’esplosione della supernova Obama, aveva ben altri talloni d’Achille. A cominciare da una relazione segreta con una donna, Rielle Hunter, frequentata nel pieno della campagna elettorale, e dalla quale ha avuto una figlia, mentre sua moglie, Elizabeth, combatteva col cancro (ne morirà nel 2010). Per l’America puritana ce ne sarebbe già abbastanza, ma la questione è legalmente rilevante perché ora Edwards è accusato di aver violato la legge sul finanziamento elettorale, distraendo fondi destinati alla campagna per coprire la sua tresca.

Finti padri - E mica bruscolini: si parla di circa 1 milione di dollari ottenuti da due ricchi sostenitori - l'ultracentenaria Rachel "Bunny" Mellon e il proprio ex-tesoriere Fred Baron, ormai deceduto - e usati per far volare su jet privati e sistemare di qua e di là per l’America la signora Hunter, la figlioletta, e il proprio collaboratore fidato Andrew Young (con famiglia). Così fidato, Young, che addirittura si intestò la scomoda paternità (salvo poi ribellarsi all’ex-datore di lavoro e testimoniare contro di lui). Un grottesco caravanserraglio, inseguito dai sospetti di alcuni giornalisti e della stessa moglie Elizabeth, e che agli occhi dello staff dell’allora candidato era uno scomodo segreto di Pulcinella.

Rischia 30 anni - Solo che ora, finita da tempo la campagna (Edwards si ritirò nel gennaio 2008, schiacciato dalla personalità di Hillary Clinton e di Barack Obama), mancata la moglie, deposte le illusioni nel self-made man democratico dal viso kennediano che avrebbe unito le due Americhe, quella affluente e quella working-class, l’inchiesta aperta due anni fa sulla gestione dei suoi fondi elettorali è arrivata in tribunale. Che in questi giorni deve decidere su sei capi di imputazione per i quali, se l’attuale senatore della North Carolina dovesse essere giudicato colpevole in tutti, sono previste pene fino a 30 anni e un risarcimento di 1,5 milioni di dollari.

Dalla politica alla tv - Quello di Edwards, da giovane promessa a rinnegato, è comunque un caso limite. Non tutti i candidati alla primarie degli ultimi anni hanno avuto parabole discendenti così ripide. Mike Huckabee, il pastore battista ex-governatore dell’Arkansas in corsa alle primarie repubblicane del 2008 e arrivato subito dietro John McCain nella conta dei delegati, non ha perso verve e voglia di protagonismo: conduce diversi talk show e non le manda a dire. In merito al caso Wikileaks, per esempio, aveva affermato che la fonte delle fughe di notizie, cioè della diffusione dei cablogrammi delle ambasciate Usa, si meritava la pena di morte. E anche se non si è candidato a queste primarie 2012, c’è chi lo considera ancora papabile come vice di Mitt Romney.

Niente da fare - Un altro eterno potenziale candidato è Rudy Giuliani, l’ex-sindaco di New York a tolleranza zero, il simbolo delle Torri Gemelle, nonché il repubblicano favorito in corsa alle primarie del 2008, che però non si piazzò neanche fra i primi tre. Anche in questo 2012 si vociferava di una sua candidatura, ma alla fine Giuliani ha preferito dedicarsi alla sua società di consulenza e alle sue frequenti apparizioni televisive. Sempre sulla cresta dell’onda, anche se non è mai riuscito a fare il salto di qualità, è John Kerry, lo sfidante di George W. Bush nel 2004, sconfitto di un soffio. Da allora, pur collezionando incarichi in commissioni parlamentari, non è riuscito a conquistare poltrone rilevanti: sebbene abbia appoggiato nel 2008 la candidatura di Obama non ha ottenuto né il ruolo di suo vice, assegnato poi a Joe Biden; né quello di segretario di Stato, incassato dalla Clinton.
Nel 2010 si è però consolato con uno yacht da 7 milioni di dollari, che però ha suscitato qualche polemica per quanto riguarda il pagamento delle tasse sullo stesso.

Sconfitte fortunate.
E se Fred Thompson, candidato repubblicano alle primarie del 2008, nonché attore della serie Law & Order, è tornato alla sua carriera televisiva con varie apparizioni in prodotti di fiction, Howard Dean, uno dei runner democratici del 2004, pioniere della mobilitazione via internet, è stato successivamente presidente del Comitato nazionale del suo partito. Attualmente non ricopre più alcun incarico, anche se su di lui è stato fatto un documentario, Dean and Me (ma avrebbe anche ispirato Le Idi di Marzo). Alla fine, uno degli ex-candidati trombati più arzilli sembra essere Al Gore al quale la sconfitta subita ad opera di Bush sembra avere fatto bene: dalla mancata elezione alla Casa Bianca nel 2000 ha ottenuto la copertina di Time, un premio Nobel per la Pace, fama internazionale con il suo impegno per l’ambiente attraverso un libro e un documentario, Una scomoda verità (An Inconvenient Truth) oltre alla sua creatura televisiva, Current Tv, e a numerosi altri riconoscimenti. Quando si dice che, chiusa una porta, se ne apre un’altra.

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