Amnesty International: "Torture in almeno 101 paesi"

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L'ong per i diritti umani pubblica il 50esimo rapporto. Nell'anno delle rivolte arabe si è registrato una maggiore partecipazione dei cittadini ma anche più repressioni. Sotto accusa anche l'Italia per la sua politica verso rom e profughi

Amnesty International pubblica il suo rapporto annuale sullo stato dei diritti dell'uomo nel mondo. Un rapporto particolare, che cade nel 50esimo anniversario dell'organizzazione e che fotografa la situazione nell'anno della primavera araba. "Un movimento globale spontaneo (quello dei paesi arabi) che rivendicava soluzioni eque per la crisi". A testimonianza del fatto che "il cambiamento è possibile e che le violazioni dei diritti umani vengono sempre meno subite in silenzio" si legge nell'introduzione del rapporto.

Da Tunisi al Cairo, da Mosca a New York, da Madrid a Dakar: "le milioni di persone scese in strada per pretendere libertà, giustizia, dignità" hanno reso "prorompente" il 2011 evidenziando il "fallimento delle leadership a livello locale e globale nella protezione dei diritti umani". Con casi simbolo, come quello della Libia di Gheddafi e della Siria di Assad. E, proprio di fronte alle "migliaia di torture e alla fortissima strategia di repressione" di Damasco, la presidente di Amnesty Italia Christine Weise ha fatto appello affinché la Corte penale internazionale "indaghi sui crimini contro l'umanità".

In generale, nel 2011 in "101" Paesi sono avvenuti maltrattamenti e torture e in "91" sono state applicate restrizioni alla libertà d'espressione. Come in Cina, che "ha scatenato il suo apparato di sicurezza per soffocare le proteste". O in Russia, dove "le manifestazioni sono state represse con violenza" e gli oppositori "ridotti al silenzio". Ma "un uso eccessivo della forza nel controllo delle proteste" è stato rilevato anche in Grecia, Spagna e Usa, attraversate dall'ondata degli "indignados".

Sulle rive del Mediterraneo, infine, l'Ong si dice "preoccupata per la tutela dei diritti delle donne" in Paesi come Tunisia e Egitto mentre in Libia il nuovo governo "non ha l'effettivo controllo del Paese e continuano torture e attacchi alle minoranze etniche" con "8500" prigionieri in carcere senza processo. Sintomo che, all'indomani delle primavere arabe, è ancora alto il rischio che tornino ad affacciarsi le "vecchie abitudini" dei regimi appena caduti.

E non manca neanche l'Italia nel rapporto, accusata da Amnesty soprattutto riguardo alle sue politiche nei confronti dei rom, la mancanza di una legislazione contro l'omofobia e le morti in carcere. Inoltre, si legge nel rapporto "le autorità non hanno risposto adeguatamente all’aumento del numero di arrivi via mare di persone provenienti dall’Africa del Nord, violando i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati."

Ecco alcune delle violazioni dei diritti umani documentate nel 50esimo Rapporto di Amnesty International:

- Restrizioni alla libertà d'espressione in almeno 91 paesi

- Maltrattamenti e torture in almeno 101 paesi, soprattutto nei confronti di persone che avevano preso parte a manifestazioni antigovernative

- Condanne a morte eseguite in 21 paesi.

- Condanne a morte emesse in 63 paesi

- Almeno 18.750 prigionieri nei bracci della morte

- Almeno il 60 per cento delle violazioni dei diritti umani documentate da Amnesty International è legato all'uso di armi di piccolo calibro e armi leggere

- Almeno 55 tra gruppi armati e forze governative arruolano bambini come soldati o ausiliari

- Solo 35 paesi pubblicano rapporti nazionali sui trasferimenti di armi convenzionali

- Ogni anno 500.000 persone muoiono per atti di violenza armata.

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