Aja, l'accusa mostra i video dell'orrore. Mladic applaude

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Nel corso dell'udienza i giudici hanno trasmesso filmati sulla strage di Srebrenica e la pulizia etnica in Bosnia-Erzegovina. Processo sospeso "sine die" per un errore nella trasmissione di
alcuni documenti alla difesa

L'orrore è entrato nell'aula del processo contro Ratko Mladic davanti al Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia dell'Aja. L'accusa ha completato la requisitoria cominciata mercoledì 16 maggio, mostrando anche immagini e video del massacro di Srebrenica. E della resa dell'occidente, riassunta nel faccia a faccia dell'11 luglio 1995 all'Hotel Fontana tra Mladic e il colonnello Thom Karremans, capo dei 600 'caschi blu' olandesi che avrebbero dovuto proteggere la città. Immagini che Mladic in aula ha commentato applaudendo quel giovane, arrogante, inflessibile se stesso. "Diamo questa città ai serbi come un dono" diceva in uno di quei filmati di 17 anni fa.

L'accusa è genocidio - Per l'accusa, rappresentata da Peter McClosky, la mattanza a Srebrenica "di oltre 7.000 uomini e ragazzi musulmani, di cui 5.977 trovati nelle fosse comuni e identificati grazie al Dna", "era e resterà un genocidio". Parole sottolineate dalle foto dei corpi ammucchiati, dai filmati del massacro che gli stessi uomini di Mladic si facevano, a scopo di propaganda e certi dell'impunità. "Le prove dei suoi crimini sono travolgenti" ha scandito McClosky.

Slitta l'udienza dei testimoni - Chiusa la requisitoria, il processo ha subito il primo stop procedurale. La corte, presieduta da Alphons Orie, ha deciso una sospensione 'sine die' perché la procura ha commesso un errore nella trasmissione di una serie di documenti alla difesa di Mladic. Slitta quindi a data da definirsi l'udienza, inizialmente fissata per il 29 maggio, in cui entreranno in scena i testimoni dell'accusa, compresi 11 uomini riusciti a scampare al massacro. La procura già il 16 maggio aveva ammesso l'errore materiale. I difensori dell'ex generale serbo nei giorni precedenti avevano chiesto sei mesi di tempo, la corte si e' riservata di decidere quanto ne concederà.

Il peggior crimine dopo l'Olocausto - Al di là dell'orrore della realtà ricostruita per immagini e dell'arroganza dell'uomo che, secondo la procura, ha eseguito la pulizia etnica della Bosnia eseguendo gli ordini della 'Direttiva sette' di Radovan Karadzic, nella seconda giornata del processo a scioccare è stata anche la rappresentazione dell'impotenza di chi avrebbe potuto impedire il peggior crimine compiuto in Europa dopo l'Olocausto.
Nei filmati dell'incontro dell'11 luglio con il capo dei caschi blu olandesi, il 'boia' urla. Intimidisce. Lo accusa di aver contrabbandato armi, gli chiede come abbia osato sparare sui suoi uomini. E Karremans, che sa di essere in travolgente inferiorità di mezzi, quasi balbetta. Sa che nella capitali d'occidente lo hanno lasciato solo. Spiega al furibondo Mladic di essere stato attaccato con mortai e carri armati. E abbassa gli occhi. Aveva seguito gli ordini delle Nazioni Unite, aveva disarmato la popolazione musulmana e aveva provato a rispondere al fuoco dei serbi di Bosnia. Quando poi chiese un bombardamento dell'aviazione Nato, nessun aereo arrivò in tempo.
Il giorno dopo Mladic annunciò la 'liberazione' della città. I 'caschi blu' furono costretti a lasciare Srebrenica. Il 21 luglio oltre settemila musulmani maschi tra i 14 ed i 65 anni erano stati già uccisi. Un altro migliaio, ammazzato nei mesi successivi nella spietata caccia all'uomo ordinata da Mladic, il boia. Che si applaude.

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