Francia, nel nuovo governo metà ministri sono donne

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Jean-Marc Ayrault, il nuovo primo ministro nominato da Francois Hollande, ha presentato la sua squadra. 17 dicasteri su 34 saranno guidati da una donna. Laurent Fabius, ex avversario del nuovo presidente, va agli Esteri

E un governo con una forte impronta femminile, quello varato dal nuovo primo ministro francese Jean-Marc Ayrault, nominato da Francois Hollande nel giorno del suo insediamento. Su 34 ministri, infatti, ben 17 sono donne. A patto che riescano a vincere le elezioni parlamentari del prossimo giugno. Il neo primo ministro, infatti, ha spiegato che quei ministri che non riusciranno a farsi eleggere al parlamento perderà il suo posto. "C'è un senso di responsabilità - ha detto Ayrault a France 2 - vuol dire che ogni ministro che si presenterà alle politiche e non sarà eletto non potrà restare al governo". Ayrault inoltre, ha deciso che proporrà il taglio del 30% degli stipendi dei ministri. Nei giorni scorsi lo stesso Hollande aveva preso una decisione simile, abbassando il proprio stipendio da 18mila euro a 12mila euro. Il nuovo primo ministro ha inoltre spiegato che il suo governo si concentrerà sul riassetto dei conti pubblici, e sul bilanciamento delle nuove spese con tagli dei costi.

Al ministero degli Esteri - Tra i nomi nei dicasteri più importanti sono da segnalare Pierre Moscovici ministro dell'Economia e Laurent Fabius ministro degli Esteri. E proprio quest'ultima è una scelta per certi versi scomoda, ma anche coraggiosa, per Hollande. Fabius è stato a lungo uno dei preferiti di Francois Mitterrand. Aveva fatto studi eccezionali all'Ena, la Grande scuola di amministrazione, e cominciato una carriera politica folgorante, a 34 anni era già ministro del Bilancio, a 37 premier. Proprio in quel periodo, lo scandalo che ne azzoppò la carriera, i lotti di sangue infetto messi in vendita e causa della morte di centinaia di persone ricoverate negli ospedali francesi. Fabius, condannato, ha sempre reclamato la sua innocenza, riconosciuta soltanto nel 1999. L'altro scandalo che ne oscurò la carriera fu l'attacco da parte dei servizi segreti, sempre con lui primo ministro, della nave degli ecologisti di Greenpeace, il Rainbow Warrior. Dopo un periodo lontano dal potere, tornò al governo con Lionel Jospin, anche lui un nemico nel partito, gestendo l'introduzione dell'euro nel 2002 da responsabile delle Finanze. Ma tre anni dopo fu l'alfiere del no al referendum e si scontrò duramente con il capo del partito, Hollande, che faceva campagna per il sì.

Il nuovo ministro delll'Economia, Pierre Moscovici
- Figlio del noto psicologo e sociologo Serge Moscovici, ebreo romeno fuggito nel 1947 per scampare ai pogrom e alla censura stringente del regime, il nuovo inquilino di Bercy ha studiato nelle migliori scuole di Parigi, compresa la prestigiosa scuola della pubblica amministrazione (Ena), dove Strauss Kahn fu suo professore di economia. Iscritto al partito socialista dai primi anni Ottanta, è stato europarlamentare dal 1994 al 1997, poi ministro degli Affari europei nel governo di Lionel Jospin, ruolo in cui ha partecipato in rappresentanza della Francia alle trattative per la stesura del trattato di Roma del 2004. Nelle primarie socialiste del 2007 sostiene apertamente Strauss-Kahn, che esce però di scena già al primo turno. Con la partenza di Dsk per Washington, direzione Fondo monetario internazionale, Moscovici diventa il principale esponente della corrente socialdemocratica del Ps. Pioniere dell'utilizzo di Internet per la comunicazione politica, ha un blog molto letto che aggiorna quasi ogni giorno, e conta oltre 38 mila followers su Twitter.

Un po' di Italia - C'è anche un po' di Italia nel nuovo governo francese. Alla Cultura, è andata la socialista Aurelie Filippetti, nipote di un immigrato italiano che arrivò dall'Umbria per fare il minatore e morì poi in campo di concentramento. Il padre di Aurelie, Angelo, nato nel 1938, ad Audun-le-Tiche, è stato anche lui minatore, e sindaco comunista della cittadina dal 1983 al 1992, anno in cui è morto. Suo nonno, Tommaso Filippetti, all'inizio del secolo scorso, lasciò Gualdo Tadino, in Umbria, per lavorare nel nord della Francia. Partecipò alla Resistenza e venne catturato insieme a due suoi fratelli dalla Gestapo. Finì in un campo di concentramento nazista, dove morì.

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