Grecia, l’accordo sfuma ancora. Trattative sul filo di lana

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Smentita la notizia di un’intesa raggiunta, continuano le consultazioni per cercare di formare un governo di unità nazionale ed evitare nuove elezioni. Si punta a un esecutivo a quattro: Nea Democratia, Pasok, Greci indipendenti e Sinistra democratica

Se riuscirà nel suo intento Karolos Papoulias, 82 anni, sarà ricordato come l'uomo che ha salvato la Grecia moderna dalla catastrofe finanziaria dandole un governo di unità nazionale. Se fallirà, lo ricorderemo come l'ultimo presidente della Repubblica ellenica quando ancora la Grecia faceva parte dell'Ue. La sua scommessa ora è quella di riuscire a formare un governo di unità nazionale a quattro, con Nea Democratia, Pasok, Greci Indipendenti e Sinistra Democratica. Lunedì 14 maggio nuove consultazioni.

Falliti tutti i tentativi di formare un governo di coalizione fatti in una settimana da Antonis Samaras (Nea Democratia, ND), Alexis Tsipras (Coalizione delle Sinistre, Syriza, radicale), e dal leader socialista Evangelos Venizelos, Papoulias ha cominciato la sua lunga giornata convocando una prima riunione con questi tre leader. E dalle 19:30 sino alla tarda serata di domenica 13 maggio ha visto, separatamente, i dirigenti delle altre quattro formazioni entrate in Parlamento: Panos Kammenos (Greci Indipendenti), Aleka Papariga (Partito comunista), Nikos Michaloikos (Alba dorata, filonazista) e Fotis Kouvelis (Sinistra Democratica). E tutto ciò nel disperato tentativo di evitare che tra un mese i greci tornino alle urne e - per rabbia contro le rigide misure di austerità varate dai due governi precedenti sulla base del Memorandum firmato con i creditori internazionali - diano la vittoria alle sinistre radicali, un voto che porterebbe automaticamente il Paese fuori dall'eurozona. Per tutto il giorno e sin quasi a mezzanotte, quindi, l'anziano presidente è stato impegnato in un tour de force di colloqui.

Quasi nulla è trapelato al termine della riunione con i tre leader dei partiti, tranne il fatto che Papoulias avrebbe mostrato loro - nel tentativo di convincerli a formare un governo di unità nazionale - una lettera dell'ex premier Lucas Papademos nella quale il già vice presidente della Banca Centrale europea (Bce) spiega nei dettagli la gravissima situazione economica in cui il Paese si trova e descrive il baratro in cui la Grecia finirebbe senza un governo affidabile agli occhi dei creditori internazionali. Poco più di un'ora dopo dalla fine della riunione, si è registrato anche una sorta di giallo quando Tsipras ha affermato che c'era già "un accordo a tre tra Nea Democratia, Pasok e Sinistra Democratica per fare un governo della durata di due anni teso ad attuare il piano di austerità concordato con la Ue". La dichiarazione, da più parti, è stata presa come l'annuncio che un governo fosse stato fatto, invece si trattava di un'accusa di Tsipras al leader di Sinistra Democratica, Fotis Kouvelis. Il quale ha smentito duramente le affermazioni di Tsipras - definendole "menzogne diffamatorie" - ed ha affermato che il leader di Syriza "ha superato ogni limite di decenza politica".

In serata Papoulias ha ripreso i colloqui con i leader delle altre quattro formazioni minori. Nel frattempo si è registrata un'apertura di Kammenos il quale ha dichiarato che "siamo d'accordo sul fatto che il Paese debba essere governato". Vari analisti hanno colto in queste parole una disponibilità del leader dei Greci Indipendenti ad entrare in una coalizione di cui potrebbero far parte - oltre a Nea Democratia e Pasok - anche Sinistra Democratica per un totale di 201 seggi sui 300 in Parlamento. Cosa che garantirebbe un esecutivo abbastanza stabile di fronte alle sfide che ancora aspettano la Grecia. I media locali danno comunque per scontato che Papoulias riprenderà il 14 maggio le sue consultazioni e che queste saranno probabilmente ristrette ai soli leader di ND, Pasok, Sinistra Democratica e Greci Indipendenti in un definitivo tentativo di dare un governo al Paese ed evitare nuove elezioni il cui risultato potrebbe essere fatale. Del resto l’ultimo sondaggio d'opinione condotto dalla società KapaResearch per conto dell'autorevole settimanale To Vima ha rivelato che l'80% dei greci è a favore della permanenza della Grecia nell'eurozona mentre il 72% si dice contrario al ricorso alle urne.

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