Indignados, un anno dopo: dalle proteste alle proposte

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Per l'anniversario della nascita del movimento, che si è poi esteso a tutto l'occidente, gli spagnoli tornano in piazza. Ma niente tende od occupazioni. Solo dibattiti pubblici sui temi caldi. Come il lavoro precario o la speculazione finanziaria

Un anno dopo la manifestazione che scatenò la Spanish Revolution, il movimento 15-M (sigla che deriva dal giorno in cui tutto iniziò, il 15 maggio appunto) è tornato nelle piazze di una sessantina di città iberiche e di altre 180 in una cinquantina di Paesi in tutto il mondo, per ricordare che "l'indignazione continua viva e ci sono sempre più motivi per la protesta".
La mobilitazione globale, convocata attraverso assemblee e reti sociali, in Spagna si è svolta sotto l'imponente sorveglianza di migliaia di agenti, oltre 1.500 nella sola Madrid, con decine di mezzi schierati sul perimetro di Puerta del Sol, la piazza simbolo della protesta. Al grido di “E'una truffa, non è una crisi” e di “Contro i tagli non tacere”, migliaia di persone sono partite nelle prime ore del pomeriggio in quattro colonne da diversi quartieri della capitale, per confluire alle sette di sera in Puerta del Sol.

"Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri", lo slogan della ribellione pacifica, che un anno fa estese il contagio dal bollente maggio iberico a oltre Oceano, fino a ispirare il movimento 'Occupy Wall Street' di New York e l'occupazione della Cattedrale di Londra. E che ora è tornato a risuonare da Bilbao a Siviglia, a Malaga, Valencia, Vigo, Santiago. Un anno dopo, la crisi economica si è aggravata, con la recessione, l'escalation della disoccupazione - con 3 spagnoli su 4 senza lavoro - e del deficit pubblico. E ha forzato il governo di Mariano Rajoy a drastici tagli della spesa pubblica, che minacciano i capisaldi del welfare e corrodono la maggioranza assoluta ottenuta a novembre dal Partito Popolare. 

A quasi un anno da quel 15 maggio che ha dato al movimento il nome di 15-M, la sfida è ora di passare dalla protesta alla proposta, spiega el Pais. Fino al 15 maggio, dieci piazze della capitale spagnola ospiteranno infatti dibattiti pubblici sui cinque temi scelti dagli indignados: neanche un euro per salvare le banche, istruzione e sanità pubbliche di qualità, no al lavoro precario, alloggi dignitosi e garantiti, pensioni per tutti, pagamenti degli stipendi arretrati. Gli stessi punti sono all'ordine del giorno nelle assemblee organizzate a Barcellona, Siviglia, Valencia e in altre città spagnole. Analoghe manifestazioni si terranno ad Atene, Francoforte, Londra, Lisbona, New York, Mosca, Sydney e in Brasile.
Per ora il movimento non prevede di ripetere accampamenti per occupare le piazze per lunghi periodi, anche se non è escluso che ciò possa accadere.

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