Inghilterra, il Labour vince. Ma Londra resta a Johnson

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Nella capitale il sindaco uscente è stato confermato sul rivale e predecessore Ken Livingstone. Ma nel resto del Paese avanza il partito di Miliband che conquista 800 poltrone. Una batosta per il premier David Cameron

Londra alla fine è andata ai Tory. Boris Johnson, il sindaco uscente, è stato confermato di stretta misura sul rivale e predecessore Ken Livingstone al termine di uno spoglio delle schede contrassegnato da inceppi, guasti e ritardi. Ken "il rosso" esce dalla politica, dopo la sconfitta che "gli brucia di piu": questa sarà la sua ultima campagna elettorale. Ma Londra è stato un caso isolato. La grande vittoria laburista nel resto della Gran Bretagna ha lasciato la coalizione guidata da David Cameron in crisi di identità.

La capitale è stata l'unica consolazione per il primo ministro, umiliato alle urne del voto amministrativo di metà mandato da un paese arrabbiato per la crisi e per l'austerity: "Questi sono i tempi più difficili in 80 anni", ha ricordato agli elettori Livingstone. Ma la consolazione per il premier ha avuto un sapore agrodolce: Johnson, il suo compagno di scuola a Eton e Oxford che parla e scrive in latino e greco antico e guiderà la capitale nei giorni delle Olimpiadi, sogna di vederlo fuori da Downing Street.

Il sindaco aveva visto ridursi col passare delle ore il vantaggio. Alla fine, seppure sfiatato, Boris è arrivato primo al traguardo, alimentando le illazioni che lo vedono pregustare una nuova audace mossa: candidarsi nel 2015 ai Comuni. Potrebbe essere il grimaldello per aprire la strada alla leadership di un partito sempre più insoddisfatto per la performance della coalizione a guida Tory.

Il voto di ieri in Gran Bretagna ha tinteggiato di rosso la mappa politica del Paese e la riconferma di Johnson costringerà probabilmente David ad essere più simile a Boris. I laburisti hanno conquistato oltre 800 poltrone, ben più delle stime della vigilia, i conservatori ne hanno perse più di 400, con una performance peggiore del previsto e i LibDem sono stati praticamente spazzati via dal risultato elettorale più catastrofico dalla costituzione del partito nel 1988.

Rafforzato dall'esito del voto il segretario laburista Ed Miliband ha proclamato che "la battaglia per cambiare la Gran Bretagna comincia da qui". Tradotto in percentuali nazionali il Labour ha strappato il 38 per cento del voto davanti al 31 per cento dei Tory e il 16 per cento dei LibDem. Ancora Miliband: "Riprendiamo terreno".

"Sono triste", ha detto invece il leader e junior partner della coalizione Nick Clegg incassando la batosta. Anche perché il risultato del voto ha messo in luce l'anomalia dell'alleanza contro natura forgiata per governare il paese dopo che nel maggio 2010 il responso delle urne non aveva assegnato ai Tory una vittoria definitiva. "Sono tempi difficili, ma noi abbiamo fatto e continueremo a fare la cosa giusta", ha detto il primo ministro bocciato anche in un referendum parallelo che era stata un'altra delle sue cause celebri: l'elezione diretta del sindaco nelle grandi citta', lanciato con lo slogan "un Boris in ogni citta". Gli elettori di Birmingham, Leeds, Manchester, Newcastle, Sheffield, Coventry, Nottingham e Bradford hanno votato contro.

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