Giappone, spento l'ultimo reattore nucleare

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Per la prima volta negli ultimi 42 anni il paese asiatico non ha neanche una centrale atomica funzionante. Per poter riaprire dovranno ottenere il via libera delle comunità locali, ma sono in tanti a chiedere il definitivo addio all'atomo

L'arresto nella serata di sabato 5 maggio per l'ordinaria manutenzione del reattore n.3 della centrale di Tomari, gestito da Hokkaido Electric Power Co. (Hepco), ha lasciato il Giappone senza nucleare per la prima volta in 42 anni. Rispetto ai 5 giorni di blocco avuti a maggio del 1970 con l'avventura atomica agli albori e sole due unità attive, lo scenario odierno è profondamente diverso. La fiducia sulla sicurezza del nucleare è ai minimi dopo la grave crisi di Fukushima, seguita al sisma/tsunami dell'11 marzo 2011, tanto che è nulla l'ipotesi di riavvio a breve di alcuni degli attuali 50 reattori (in prevalenza fermati per controlli di routine, escludendo i 4 irreparabili di Fuskushima Dai-ichi) vista la difficoltà di ottenere l'essenziale via libera delle comunità che ospitano gli impianti, a partire da comuni e prefetture.

Decine di migliaia di persone hanno manifestato in tutto il Paese perché si arrivi "subito ad un addio definitivo" all'energia nucleare a favore delle fonti rinnovabili, attraverso iniziative sempre più diffuse. A Tokyo un lungo corteo ha tagliato le parti centrali della città, lambendo sedi di ministeri e il quartier generale della Tepco (il gestore della centrale di Fukushima), tra slogan quali 'Sayonara genpatsu' ('addio alle centrali nucleari!') e 'Mai più Fukushima', con tanto di canti come 'We Shall Overcome', inno degli anni '60 dell'African-American Civil Rights Movement, divenuto simbolo dei diritti civili a livello mondiale.

Il Giappone, che prima della peggiore emergenza da Chernobyl contava sull'atomica per il 30% del fabbisogno energetico con l'ambizione di salire al 50% entro il 2030 per abbattere i gas responsabili dell'effetto serra, si troverà a fronteggiare lo spettro di un blackout estivo, soprattutto se ci saranno le stesse ed elevate temperature del 2010, quando una eccezionale ondata di caldo colpì per diversi giorni l'intero arcipelago. Il governo, intenzionato all'uscita graduale, ha rafforzato le misure di sicurezza optando sui stress test per provare l'affidabilità degli impianti e puntando sulla ripartenza di due reattori nella prefettura di Fukui, il 'cuore atomico' del Giappone con 14 reattori su una superficie simile a quella della città di Roma, che ne fanno l'area più nuclearizzata al mondo.

Gestite da Kansai Electric Power, le unità n.3 e 4 di Oi, le prime ad aver superato le prove e ottenuto i certificati dall' Authority sulla sicurezza, non hanno ancora, malgrado gli sforzi del premier Yoshihiko Noda e del ministro dell'Industria Yukio Edano, incassato il nulla osta dalle prefetture di Fukui, Kyoto, Shiga e Osaka, tutte rifornite direttamente dalla struttura. La carenza di elettricità si prevede possa affliggere in particolare la regione di Osaka. Ma il sindaco della città, Toru Hashimoto, rampante e giovane politico nazionalista con accenti populisti, ha ribadito il suo no al riavvio. In pericolo anche le regioni di Hokkaido e Kyushu, mentre le utility, alle prese con pesanti perdite di bilancio per il massiccio ricorso ai combustibili fossili, hanno già chiesto la stretta sui consumi a famiglie e grandi utenti, in una fase economica debole e con le imprese pronte a delocalizzare.

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