Elezioni Grecia, centro-destra favorito sui socialisti

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Secondo i sondaggi, il partito di Antonis Samaras Nea Democratia potrebbe vincere la tornata del 6 maggio. Il Pasok sarebbero la seconda forza. Prevista a metà maggio la visita del Fmi per conoscere il nuovo staff economico

Manca poco all’ora della verità per la Grecia. Dopo aver quasi affossato l’Europa con la crisi del debito, rischiato il default economico e chiamato a governare i tecnici, domenica 6 maggio quasi 10 milioni di greci sceglieranno il nuovo governo. Il grande favorito è Antonis Samaras, leader del partito di centro-destra Nea Democratia. Sarebbe una rottura con il recente passato targato Pasok, anche se il nuovo leader socialista ed ex ministro delle Finanze, Evanghelos Venizelos, sta riuscendo nell’obiettivo di rialzare le quotazioni del suo partito, caduto in disgrazia dopo l’esperienza fallimentare dell’ex premier Papandreu.

Il progetto dei conservatori - Samaras chiede il voto dei greci per cambiare il modello economico e il sistema di governo del Paese. Secondo alcuni analisti, il leader di Nea Democratia vorrebbe dare una svolta politica, sulle modello dei vecchi partiti democristiani:  punta sull'importanza della Chiesa ortodossa come collante dell'identità nazionale e insiste sulla necessità di rivedere la legislazione sull’immigrazione, con l’intenzione di abolire la cosiddetta "legge Ragusi", che riguarda la concessione della nazionalità greca ai figli di immigrati nati nel Paese ellenico. I sondaggi lo danno al primo posto, con il 28 per cento dei consensi.

Il programma dei socialisti
- “Senza i socialisti, andranno al potere quelli che faranno il passo dell’oca, l’estrema destra”, ripete nei suoi comizi Venizelos. E’ stato lui, dopo la caduta di Papandreu, a gestire la difficile trattativa economica con la Troika (Fmi, BCE e Commissione Europea), che ha permesso alla Grecia di ottenere il prestito di 130 miliardi di euro necessario a evitare la bancarotta di Stato.  Nei suoi propositi elettorali, Venizelos ha promessi di voler riformare il sistema sanitario pubblico e il sistema previdenziale,  entrambi duramente sconvolti dalle misure di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Inoltre vorrebbe dare ai greci un nuovo sistema fiscale, della durata di almeno 10 anni, più semplice ed equo dell'attuale. Le tasse speciali straordinarie, imposte a causa della crisi, verrebbero gradualmente abolite e il costo del lavoro dovrebbe anch'esso essere gradualmente ridotto tramite la diminuzione del 5% dei contributi previdenziali. Il tutto su una linea europeista, che nelle migliori intenzioni socialiste, dovrebbe permettere alla Grecia di ritornare ad essere un membro paritario dell’unione.

Gli altri partiti di sinistra - Staccati nei sondaggi, ma in grande crescita rispetto alle ultime elezioni politiche del 2009, sono il partito comunista greco (Kke) previsto al 10,6 per cento e la sinistra moderata del Syriza, prevista al 9 per cento.
Il Kke, guidato da Aleka Papariga sostiene che la causa della crisi vada ricercata nel sistema capitalista. La linea di partito è profondamente anti europeista e, nel caso di vincita delle elezioni, non prevede nessuna collaborazione con altri partiti. Più moderata, ma non meno ambigua, la posizione del Syrza guidato da Alexis Tsipras, il più giovane leader in competizione: non è prevista l’uscita della Grecia dall’Unione Europea, ma neanche il rispetto dei Memorandum imposti dalla comunità internazionale.

L'estrema destra - Non si preannunciano elezioni memorabili per l’estrema destra ellenica. Il Laos è atteso intorno al 4 per cento, in flessione rispetto alle elezioni precedenti e in crisi di identità dopo aver abbandonato il governo tecnico con il quale aveva collaborato dalla prima ora. Le spese per la tornata elettorale dovrebbero essere in linea con il momento di austerity. Il costo previsto non dovrebbe superare i 50 milioni di euro, a fronte degli 83 spesi nel 2009.

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