#voteHollande: la notte dei socialisti, dalla tv a Twitter

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Il Ps ha invitato 400 persone influenti sul web a seguire, insieme, il dibattito tra Hollande e Sarkozy nel centro culturale parigino La Bellevilloise. La cronaca della serata tra hashtag, birra e applausi. E con gli occhi puntati sullo schermo del pc

di Greta Sclaunich

L’appuntamento è per le 21 del 2 maggio, alla Bellevilloise, nel 20esimo arrondissement di Parigi. Nella grande sala al primo piano del centro culturale – la prima cooperativa parigina, fondata nel 1877 all’indomani della Comune di Parigi – la “gauchosphere” si è ritrovata per seguire, commentare e sostenere François Hollande sul web. Oltre 400 tra blogger e twittos (gli esperti di Twitter) invitati e convocati dal Partito Socialista in occasione del dibattito televisivo tra il candidato della gauche e il presidente uscente Nicolas Sarkozy. E’ il ventesimo “Riposte Party”, e l’ultimo prima del secondo turno delle presidenziali francesi del 6 maggio. La sala è piena (guarda le foto), i posti esauriti: molti si siedono per terra, o twittano dagli smartphone mentre girano per la sala, una birra in una mano e il foglio con le istruzioni per la serata – hashtag compresi – nell’altra.

La serata comincia una decina di minuti prima dell’inizio del dibattito. Il team che gestisce il web al Ps si presenta, al gran completo, e saluta gli ospiti. Un breve esercizio di riscaldamento per le dita – tanto per distendere l’atmosfera – e si comincia. Applausi quando sul megaschermo in fondo alla sala compare François Hollande, fischi e “buuu” quando è il turno del presidente Sarkozy. Ma pochi guardano il dibattito: la gran parte dei partecipanti ha gli occhi puntati sullo schermo del pc, dello smartphone o del tablet (spesso, su tutti e tre insieme). Il dibattito comincia alle 21, e subito l’hashtag ufficiale della serata balza al secondo posto: al primo c’è, naturalmente, #leDebat (il dibattito) utilizzato dai esperti di Twitter di entrambi i candidati, segue #voteHollande (l’hashtag dei socialisti) e #avecSarkozy (quello dei sostenitori di Sarkò). L’atmosfera è elettrica, i partecipanti entusiasti ma attenti. Molti parlano, commentano. C’è chi si alza per uscire a fumare una sigaretta, chi va al bar in fondo alla sala per una birra e dei salatini. Ogni tanto, una frase particolarmente tagliente di Hollande – aggressivo e carismatico, stasera – scatena gli applausi dei partecipanti. Mentre alle risposte meno riuscite di Sarkozy – che, invece, sembra quasi con le spalle al muro – seguono fischi e borbottii di disapprovazione. Si respira un’aria di casa: i “nerd” riuniti dal Ps hanno l’aria di essere un gruppo agguerrito e sodale.
“E’ proprio lo scopo che ci eravamo prefissi quando abbiamo creato questo genere di eventi”, spiega Romain Pigenel, consigliere politico trentenne del deputato Ps Julien Vray che, come volontario, organizza i “Riposte Party”. Il primo è nato “per caso: durante il meeting di Bourget abbiamo deciso di invitare anche alcuni blogger e personalità influenti su Twitter dando loro un accredito stampa. Abbiamo visto che sul web c’è stato un buon ritorno e quindi abbiamo pensato di farlo più spesso. Da mesi, perciò, organizziamo incontri con persone molto attive sul web per ottenere più visibilità in Rete”. Per funzionare, funziona: nella seconda parte del dibattito televisivo l’hashtag #avecSarkozy comincia a scendere nella classifica dei trending topics fino a scomparire del tutto, superato da una serie di hashtag coniati e diffusi dai ragazzi socialisti. Con circa 77mila tweet complessivi a fine serata, la partita su Twitter è stata vinta dal Ps.

Ma questa guerra in Rete, poi, porta voti in più a Hollande? “In modo diretto, direi di no. Però il nostro impegno è servito a farci notare da giornalisti e analisti. Ci abbiamo guadagnato in visibilità – e più il partito e il candidato stanno sotto i riflettori, meglio è. E quindi, forse, in modo indiretto un certo impatto potrebbe averlo”, analizza Pigenel. Se porterà voti in più a Hollande, è difficile capirlo. Di certo, però, i “Riposte Party” hanno creato una vera e propria comunità di simpatizzanti su internet: “Già prima i blogger politici francesi avevano la tendenza a incontrarsi nella vita reale. Noi ci siamo inseriti in questa tendenza: quello che piace ai ragazzi che vengono a questi eventi è proprio il fatto di sentirsi parte di una comunità virtuale, di stare insieme non solo sul web”, continua Pigenel. Sorride mentre spiega che, mentre alla Bellevilloise sono riunite 400 persone, nel resto della Francia sono stati organizzati una ventina di meeting paralleli.
Il tam-tam su internet funziona benissimo, il team è rodato, i tweet si susseguono ad un ritmo vertiginoso. Nella sala l’atmosfera si riscalda: nell’ultima mezz’ora i toni si infiammano, le persone urlano e applaudono sempre più spesso. Fa caldo, i colletti vengono slacciati, le giacche appallottolate. Il ritmo dei tweet è sempre più serrato. Il climax arriva alla fine del discorso di Hollande: tutti si alzano in piedi e applaudono, c’è chi batte i piedi. Gli applausi continuano anche alla fine del dibattito, tutti urlano “François Président”. Da notare che, a inizio serata, scandivano invece “Hollande Président”: l’entusiasmo è montato al punto che, due ore e mezza dopo, lo chiamano per nome.
Ma anche se il dibattito è finito, l’impegno dei presenti deve continuare. Appena finito il collegamento tv con il dibattito, i responsabili del Ps ringraziano tutti ma ricordano che bisogna continuare a impegnarsi in Rete. Perché – come sottolineano fra gli applausi – il 6 maggio il presidente deve essere lui: François Hollande. Anzi, @FHollande.

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