Norvegia, Breivik è penalmente responsabile delle stragi

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L’estremista di destra era sano di mente quando lo scorso luglio uccise 77 persone, ritenute "traditori" che favorivano l'immigrazione. Lo ha stabilito un team di psichiatri in un rapporto che contraddice la precedente perizia

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(in fondo all'articolo tutti i video sugli attacchi in Norvegia)

Sano di mente e quindi penalmente responsabile: l'estremista di destra norvegese Anders Behring Breivik sapeva perfettamente cosa stava facendo il 22 luglio dello scorso anno quando massacrò 77 persone, e fece improvvisamente scoprire debole e vulnerabile un'intera nazione. E' quanto ha stabilito a Oslo una controperizia che ha capovolto una precedente valutazione secondo la quale l'uomo era uno 'psicotico, schizofrenico e paranoide'. Questo ulteriore pronunciamento, che non ha valore vincolante per il processo che si apre il 16, costituisce tuttavia un passaggio importante verso la definitiva perizia, prevista a metà luglio con la fine del dibattimento.

Il 16 aprile al via il processo - I giudici che dovranno emettere il verdetto sull'autore di un massacro che ha fatto dire a molti norvegesi "Dopo Breivik nulla sarà più come prima" e che ha strappato un velo sul cuore di tenebra che sempre più spesso insanguina il nord Europa, disporranno così di un parere che potrebbe far pendere la bilancia verso il carcere. In caso contrario, se venisse alla fine dichiarato incapace, per Breivik si spalancherebbero le porte dell'internamento psichiatrico. In entrambi i casi rischia una detenzione a vita, perché la legge norvegese permette di aggiungere alla pena massima di 21 anni una serie di periodi accessori che ne prolungherebbero indefinitamente la detenzione.

Breivik e il massacro del 22 luglio 2011 - In quasi un anno, per la verità, Breivik è apparso incapace di rimorsi e sordo a qualunque senso di colpa, nonostante l'isolamento in cui è stato tenuto, e nonostante sia stato fatto tornare in catene ad Utoya, il teatro della più sanguinosa delle stragi da lui commesse. Sessantanove morti sull'isola donata nel 1950 ai laburisti norvegesi, tutti giovani del Partito lì riuniti per frequentare un campus estivo che per oltre 60 anni ha forgiato generazioni intere di politici, compresa Gro Harlem Brundlandt, la premier di tre mandati tra il 1981 e il 1996, e lo stesso Jens Stoltenberg, il cui ufficio era stato devastato solo poche ore prima dalla bomba che a Oslo fece altri otto morti. A ondate, il killer che aveva preparato minuziosamente i massacri, sparò sui giovani, uccidendo uno ad uno chi non era riuscito a trovare scampo, cercando di portare a compimento il suo folle ma lucido progetto "contro i traditori della patria". Poi, con un sorriso lieve impresso sul viso tranquillo, la consegna alle autorità e, con la confessione, la reiterata insistenza sulla propria perfetta salute mentale.
"Non sono pazzo, merito una medaglia al valor militare, liberatemi subito" aveva detto Breivik solo due mesi fa all' udienza per il prolungamento della detenzione sino al processo; e aveva aggiunto tra lo sconcerto dei presenti: "Contro il multiculturalismo e l'invasione musulmana dell'Europa, l'esercito norvegese avrebbe dovuto isignirmi della 'Croce di Guerra a tre spade"', la più alta onorificenza militare del Paese. E al processo Breivik non solo difenderà il proprio folle gesto ma, ha spiegato oggi il suo avvocato Geir Lippestad, "deplorerà di non essere andato oltre".

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