India, i Marò si rifiutano di rispondere ai magistrati

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I militari avrebbero risposto che non riconoscono la legittimità del tribunale, rifiutandosi di rilasciare ulteriori dichiarazioni. Intanto secondo un giornale. La Enrica Lexie resta ferma nel porto locale sarebbe giallo sulla perizia balistica

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Si complica ancora di più la vicenda dei due marò in India, in una giornata che ha visto spuntare un ennesimo giallo. La perizia balistica sulle armi sequestrate a bordo della 'Enrica Lexie' si troverebbe infatti in una impasse perché fra i sette fucili testati dalla polizia scientifica del Kerala non c'é quello da cui sarebbero partiti i proiettili che hanno ucciso i due pescatori a bordo del peschereccio indiano St.Antony. Lo scenario è stato proposto oggi con rilievo dall'edizione locale di un quotidiano indiano, secondo cui la Squadra investigativa speciale (Sit) agli ordini del commissario Ajith Kumar "sospetta che una delle armi utilizzate dai militari debba essere ancora sequestrata".

I marò non rispondono - I dubbi della polizia locale non sono stati sciolti neanche quando oggi un team investigativo ha cercato di interrogare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone nel carcere centrale di Trivandrum, insistendo su domande legate a quanto accadde il 15 febbraio a bordo della nave e sull'uso fatto delle armi di ordinanza. Ad ogni domanda, ha appreso l'ANSA da fonte a conoscenza della vicenda, i maro' hanno opposto un muro di silenzio: "Non riconosciamo il tribunale che ci interroga" perché "la posizione del nostro governo e' che la giurisdizione su questa vicenda sia italiana".

Enrica Lexie ancora ferma - Intanto oggi è arrivata una doccia fredda anche per l'armatore della nave bloccata dal 15 febbraio: una sezione d'appello dell'Alta Corte di Kochi ha annullato una sentenza di un giudice inferiore dello stesso tribunale che aveva disposto il rilascio della nave dietro la presentazione di una fideiussione di 440.000 euro e l'impegno a ripresentare nave, capitano ed equipaggio ove necessario negli sviluppi dell'inchiesta. Secondo i magistrati Manjula Chellur e V. Chidambaresh, il giudice naturale a cui rivolgere la richiesta di rilascio era quello di Kollam dove il 26 marzo la petroliera è stata sequestrata. E solo dopo una decisione di questo le parti potevano chiedere l'intervento dell'Alta Corte di Kochi.

Chiesta maggiore fermezza - Questo nuovo ostacolo ha suscitato in Italia numerose reazioni politiche, con esponenti soprattutto del Pdl (Frattini, La Russa e Boniver) che hanno invocato toni più decisi da parte del governo ed un coinvolgimento diretto dell'Unione Europea. Nessuna fonte ufficiale indiana ha invece commentato l'indiscrezione riguardante il mistero del fucile mancante. Un dato sorprendente visto che finora si era sempre sostenuto, senza correzioni o smentite, che nelle quattro casse di armi e materiali prelevati dalla petroliera vi fossero otto armi: sei fucili Beretta e due mitragliatrici leggere FN Minimi di fabbricazione belga.

De Mistura: "Esperti indiani confusi" - Questo dimostra come gli esperti della polizia indiana "siano confusi" e come "non siano sicuri dei risultati dei test realizzati in queste settimane", ha commentato il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura conversando con l'ANSA. Tale incertezza spiegherebbe anche perché, si è appreso solo oggi, gli agenti sono tornati venerdì sulla nave per interrogare, in presenza del console generale Giampaolo Cutillo e con l'ausilio di un questionario di 15 domande, gli altri quattro marò rimasti a bordo (Antonio Fontana, Alessandro Conte, Renato Boglino e Massimo Andronico).

Incontro con i due marò - I due fucilieri del San Marco in carcere hanno avuto oggi un lungo incontro di due ore con De Mistura. Impegnato nella sua seconda missione in India, il sottosegretario ha consegnato loro regali ed oggetti personali inviati dalle famiglie ed ha illustrato ai marò lo scenario delle settimane a venire. Dopo le festività pasquali De Mistura tornerà anche in Puglia per completare la trasmissione delle informazioni ad amici e parenti dei due.

I Sikh per liberazione - Infine va segnalato che il ministro per la Cooperazione  Andrea Riccardi ha ricevuto oggi una delegazione di sikh indiani residenti in Italia che gli ha presentato 4.000 firme raccolte in pochi giorni per chiedere la liberazione dei due marò. Questa raccolta, ha commentato il ministro, "mostra il livello di immedesimazione dei sikh che vivono e lavorano in Italia con le nostre vicende nazionali".

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