India, Bosusco: "Dite alla mia famiglia che sto bene"

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L'italiano rapito nello stato dell'Orissa sarebbe riuscito a comunicare con alcuni giornalisti via walkie talkie. La guida afferma di essere "innocente, di non aver nulla da chiedere al governo. Ho sempre lavorato onestamente"

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"Dite alla mia famiglia che sto bene che il mio umore è buono, non ho nessun problema. Non preoccupatevi per me, sopravviverò il tempo necessario a risolvere  questa situazione". Paolo Bosusco è riuscito a comunicare, con un  walkie talkie, con i giornalisti che hanno fatto da mediatori per la liberazione del cliente della sua agenzia di trekking, Claudio Colangelo. Repubblica.it pubblica in esclusiva l'audio della testimonianza dell'ostaggio italiano dei maoisti dell'Orissa.

"Non sono colpevole di nulla - aggiunge Bosusco - Se il governo mi rimpatrierà mi sarà stata fatta una doppia ingiustizia, prima con il rapimento, e poi perché lavoro onestamente, senza disturbare niente e nessuno". Bosusco parla del suo grande amore "per l'India, e soprattutto  per l'Orissa con le sue tribù e la sua giungla". Afferma di essere "innocente, di non aver nulla da chiedere al governo" e di essere  felicissimo che siano stati liberati sia i due indiani che lavoravano  per lui che Colangelo: "Ha avuto fiducia in me, pensavo che non avremmo avuto alcun problema nella giungla, sono 21 anni che ci lavoro e non ne ho mai dovuto fronteggiare".

"Mi è stata fatta una grande ingiustizia; prima di tutto perché non avrebbero dovuto rapirmi, secondo perché ho lavorato onestamente e posso fornire a chiunque le prove di tutto quello che ho fatto qui in questi anni - dice Bosusco - non sono colpevole di niente. Non sono qui per disturbare niente e nessuno, sono qui perché amo la natura e gli abitanti delle tribù possono dirlo per me. Ho dedicato tanti anni della mia vita all'Orissa. Anche adesso, con tutto quello che mi sta succedendo, non mi sento di dire nulla di brutto: questa terra mi ha reso molto felice".

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