Quando l'Ue non sa che pesci prendere

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L'ultimo invito arriva dalla commissaria Maria Damanaki, rivolto ad Andrea Camilleri: il suo Montalbano eviti di mangiare novellame. Ma dai cetrioli alle banane, sono decine le decisioni europee che in fatto di cibi hanno fatto arricciare il naso

di Filippo Maria Battaglia

Il commissario Montalbano, il più noto personaggi dei romanzi di Andrea Camilleri, dovrebbe piantarla immediatamente di mangiare novellame. La richiesta arriva dal commissario europeo per la Pesca, Maria Damanaki, che si dice fan affezionata dello sbirro di Vigata e che per questo invita il suo creatore a evitare di fare una cosa "inaccettabile nel Mediterraneo": mangiare i piccoli pesci, infatti provocherebbe disastri conclamati all'ecosistema. Meglio dirigersi quindi su altri cibi.
Camilleri, fresco di dottorato honoris causa alla Sapienza di Roma proprio in Storia europea, prima spiega che "a Montalbano piacciono triglie di scoglio, che non sono vietate, e qualche volta mangia il bianchetto", poi resta sbigottito e dice che ci vorrebbe maggiore serietà.
Ma se lo scrittore siciliano scorresse il prontuario delle decisioni di Bruxelles, potrebbe evitare di stupirsi: dalle famose banane alle zucchine fino alle noccioline, sono decine infatti le decisioni della Commissione che hanno fatto drizzare le orecchie agli agricoltori (e ai consumatori).
I primi episodi risalgono giusto a trent'anni fa. Prima la farina, poi gli spaghetti, infine la carne finiscono al centro di un'annosa querelle con gli Stati Uniti. In ballo ci sono  temi grossi come monopolio e concorrenza.
Gli stessi che dominano la disputa più famosa, quella delle banane. Arriva nel '94, quando gli Usa accolgono la richiesta della Chiquita di indagare sulle quote di import decise dall'Europa. E' una lunga battaglia, che si combatte anche a colpi di centimetri, tra dimensioni idonee e forme inopportune.

La guerra delle banane - Dopo 7 anni la schermaglia finisce, l'astio nei confronti delle decisioni europee invece no. Finendo con l'unire Gran Bretagna e Stati Uniti.
Tanto che il Times - è il 2003 - titola con un Addio alle banane tutte curve, un articolo sarcastico in cui riferisce che la Camera dei Lords ha deciso di adeguarsi alla "disgraziata" direttiva sulla vendita degli ortaggi imposte dall' Unione Europea.
Lasceremo informi e gustosi cetrioli e carote, per gli ortaggi insipidi dell'Unione, scrivono da Londra. Non è la guerra del té ma poco ci manca. E le schermaglie continuano, con esiti incredibilmente comici.

Le zucchine antieuropeiste - I tabloid d'Oltremanica, infatti, cavalcano l'ondata anti-europeista accentuando certe decisioni della Commissione. Due anni dopo - come riferisce il Corriere - il grido di allarme finisce sulla piena pagina del Daily Mail, che scrive che in Gran Bretagna non si trovano più le meravigliose noccioline brasiliane di una volta.
Tutta colpa dei dirigenti di Bruxelles che ne ha vietato l' importazione, scrivono. Non è vero, è la replica, la restrizione riguarda solo le noccioline nel guscio, per le quali le analisi di laboratorio hanno trovato livelli di tossicità troppo alti, spiegano i super-commissari.
Ma l'eco della rivolta fa breccia anche sugli euroscettici italiani. "L'Europa non può servire solo a misurare cetrioli", tuona il ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, nel 2011, polemizzando sul mancato sostegno dell'Unione nei confronti dell'emergenza sbarchi. Dal serio al faceto il passo è breve. E il rischio del grottesco è sempre dietro l'angolo.

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