Strage in Afghanistan, due donne sarebbero state violentate

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Secondo la commissione del parlamento di Kabul, che indaga sulla morte di 16 civili per mano di un sergente dell'esercito Usa, potrebbero aver partecipato anche altri soldati americani. Il militare incriminato intanto è stato messo in cella d'isolamento

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Si tratterebbe di una scena di orrore nell'orrore se fosse accertato quanto sostenuto oggi da una Commissione del Parlamento afghano secondo cui durante il massacro di 16 persone domenica nella provincia di Kandahar compiuto da uno ma, forse, più soldati americani, due donne sono state violentate prima di essere uccise. Il tragico episodio di cui è stata attribuita subito la responsabilità al sergente Robert Bales, arrestato e già trasferito in cella d'isolamento nella prigione di Fort Leavenworth, in Kansas, non ha scatenato rivolte popolari ma ha messo tuttavia in subbuglio il mondo politico afghano.

L'aspetto più clamoroso della vicenda è che più le autoritàdi Kabul indagano, più si distanziano dalla versione ufficiale fornita dal comando militare statunitense che ha ridotto tutto al momento di follia di un sottufficiale solitario, stressato, e troppo impegnato in ripetute missioni in Iraq ed Afghanistan. Per gli abitanti del villaggio di Zangabad del distretto di Panjwai, e per i membri delle commissioni d'inchiesta di governo e Parlamento, la realtà sarebbe ben altra. Illustrando oggi alla Camera i risultati della visita nella zona la deputata Shakila Hashimi ha detto che "15-20 soldati assistiti da due elicotteri avrebbero agito al momento del massacro".

Un suo collega, Hamidzai Lali, dopo aver confermato che c'è stato un rogo di vari cadaveri, ha riferito che "in base a testimonianze, i militari americani hanno catturato due donne, le hanno violentate e poi uccise a colpi d'arma da fuoco".  Il presidente Hamid Karzai, messo al corrente degli sviluppi dell'inchiesta, ha tenuto una riunione con i vertici militari ed i famigliari delle vittime. Al termine, ha incaricato il capo dell'esercito, generale Sher Mohammed Karimi, di protestare con la controparte americana per le agghiaccianti informazioni acquisite. Di fronte a questo pressing, i responsabili militari Usa hanno diffuso oggi le immagini di una telecamera fissa posta all'esterno della base di appartenenza del sergente Bales che lo mostrano rientrare da solo e con l'arma di ordinanza avvolta in uno scialle afghano. Circa la presenza di molti soldati, la ragione sarebbe una possibile confusione con quelli giunti sul posto dalla base per prestare soccorso alle vittime.

Ma in generale per Washington la situazione delle truppe in Afghanistan è sempre più difficile, dopo l'incidente della distruzione delle copie di Corano nella base di Bagram ordinata a febbraio da un ufficiale americano, e dopo questo nuovo massacro difficile da giustificare. Lo stesso Segretario alla Difesa Leon Panetta ha tentato di farlo a metà settimana con un viaggio a sorpresa a Kabul. Ma al momento dell'atterraggio nella provincia meridionale di Helmand ha rischiato grosso quando un dipendente della base di Camp Bastion si è impadronito di un autocarro che ha fatto saltare in aria vicino al suo aereo. Per il New York Times il capo del Pentagono "ha rischiato di cadere vittima di un attentato".

Se si tiene conto poi della clamorosa decisione dei talebani di venire allo scoperto confermando i colloqui con gli Usa ed allo stesso tempo annunciandone la sospensione, il quadro generale diventa ancora più preoccupante. E la settimana prossima, per la prima volta da quando ha assunto l'estate scorsa il comando delle truppe internazionali in Afghanistan, il generale John Allen volerà a Washington per l'ardua impresa di convincere il Congresso, ed il popolo americano, a non farsi soggiogare dalla tentazione di accelerare il ritiro delle truppe dal teatro afghano.

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