Mitt Romney, il favorito incerto

Mitt Romney - Foto: Getty
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Dopo il tentativo fallito nel 2008 (quando venne battuto da John McCain) l'ex governatore del Massachusetts ci riprova. Vincitore annunciato, fino ad ora gli è mancato lo scatto vincente. E la sua fede mormona non lo aiuta con l''elettorato evangelico

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Miliardario, moderato, ex Governatore del Massachusetts, ed ex finanziare d'assalto, Mitt Romney, da quando è sceso in campo, si è portato adosso l'etichetta del favorito. Il movimento di Occupy Wall Street lo ha definito "Mister 1%" e anche la Casa Bianca ormai da tempo ha cominciato a prendere le misure su questa vecchia conoscenza del Grand Old Party. Sessantacinque anni a marzo, cinque figli, mormone, ex businessman di grande successo, Romney non è certamente una faccia nuova nella politica americana. Già 3 anni fa si candidò alla Casa Bianca, ma all'epoca l'anziano John McCain lo fece fuori alle primarie. E oggi, forte di quell'esperienza, sembra essere il "predestinato".

Uno dopo l'altro ha visto i suoi avversari prendere il volo nei sondaggi e poi franare nel giro di poche settimane. E' capitato a Michelle Bachmann e a Rick Perry. Lui invece è rimasto in testa ai sondaggi, il "frontrunner" con il 25 percento fisso. E ora, in tanti pensano che alla fine della lotta delle primarie, sarà lui, l'ex governatore del Massachussets, l'uomo a cui gli elettori dell'elefantino affideranno la missione storica di cacciare Barack Obama dalla Casa Bianca.

Moderato, dai modi gentili, con un sorriso e un look superpresidenziali, non ha mai un capello fuori posto, mai una frase fuori le righe. Un modo di porsi che piace al centro del partito repubblicano, all'establishment, alla finanza, e a tanti elettori indipendenti. E i tanti soldi raccolti in questi mesi, oltre 40 milioni di dollari, stanno lì a dimostrarlo.

Ma ha un punto debole. Con il  suo eloquio calmo e compassato non scalda certo le folle, soprattutto non attrae il voto degli estremisti anti-tasse del Tea Party. I populisti del Midwest, che per mesi hanno atteso invano la discesa in campo di Sara Palin e oggi si devono accontentare di Herman Cain o Rick Perry, non gli perdonano il fatto di aver approvato una riforma sanitaria nel suo stato troppo simile all'odiatissima Obamacare. Inoltre, il suo essere mormone, rischia di essere indigesta ai tantissimi elettori evangelici ultraconservatori.








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