Mosca, per il blogger anti-Putin la vera sfida inizia ora

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Lo spoglio delle elezioni presidenziali visto dal quartier generale di Alexei Navalny. Dove non trapela alcuna delusione per la vittoria dell'attuale premier, largamente attesa. E si studiano i prossimi passi della mobilitazione contro i presunti brogli

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di Greta Sclaunich

Si passa davanti a piazza del Maneggio, nel centro di Mosca, transennata e pronta alla manifestazione dei Nashi, il movimento giovanile pro Putin che si è radunato per festeggiare i risultati del voto. Si imbocca la prospettiva del Teatro, poi si svolta in un cortile ghiacciato all’altezza del numero tre: qui, da una porticina di legno nascosta dietro le automobili parcheggiate, si entra nel quartier generale di Alexei Navalny. Il blogger più temuto di Russia, il leader del movimento di opposizione al premier Vladimir Putin. 35 anni, avvocato, Navalny è diventato il volto dell’opposizione da strada, quella che da dicembre scende in piazza per protestare contro i brogli elettorali e per chiedere un governo più trasparente e democratico. Nel suo blog, seguitissimo, in cui racconta i legami fra le grandi aziende russe e il governo. Senza paura né reticenze, e infatti, per la sua azione politica, a dicembre è stato condannato a 15 giorni di prigione.

Il controllo, nel suo quartier generale, è ferreo. Ai piedi dello scalone (mura colorate, graffiti e poster ovunque) ci sono alcuni uomini della sicurezza e l’entrata dei giornalisti è rigorosamente controllata da due ragazze che si coordinano con il cellulare. Una volta saliti nel bar Masterskaya (il “cuore” del posto: sulle guide di Mosca è descritto come uno dei caffè artistici alternativi della capitale, con i suoi tavoli di legno, le sedie spaiate e i muri dipinti come fosse un teatro del 1800) l’atmosfera è un po’ da caffè bohemien, un po’ da press center elettorale. Computer su ogni tavolo, chiacchiere e caffè. Tra i tavoli appare anche Xenia Sobchak, la Paris Hilton russa che è scesa in campo contro Putin. Nel corso del lungo pomeriggio elettorale, ogni tanto arriva lui, Navalny: apparizioni ben dosate, nel teatro dietro il locale. Ascolta, seduto in prima fila, gli interventi altrui. Parlerà solo alla chiusura dei seggi. Un po’ come una star, ma a vederlo non si direbbe: maglietta azzurra a maniche corte con colletto bianco, jeans. Il volto dell’opposizione, in Russia, è il suo. Anche se gli avversari “ufficiali” di Putin e della sua Russia Unita sono altri: Gennady Zjuganov, leader dei comunisti (17,7%), l’oligarca Mikhail Prokhorov (9,2%), il nazionalista Ldpr Vladimir Zhirinovski (8,5%), Sergei Mironov di Russia Giusta (4,8%).

Che Putin avrebbe vinto di nuovo, per la terza volta, lo si sapeva da tempo. Sul risultato non c’era alcun dubbio, sulle modalità del voto nemmeno: gli osservatori delle quattro associazioni che monitorano i seggi del Paese (a partire da Golos, che ha creato una mappa online e nella sua sede moscovita si connette ogni due ore via Skype con i coordinatori delle principali regioni russe) hanno già denunciato brogli più o meno ovunque.
Su questo si concentra il suo discorso finale: "E’ irrefutabile che i brogli abbiano influenzato significativamente il risultato del voto". Come a dicembre, quando le elezioni per il rinnovo della Duma, il parlamento russo, erano state fortemente criticate proprio per le irregolarità elettorali. E proprio come a dicembre, all’indomani del voto i russi sono pronti a tornare in piazza: l’appuntamento è per le 19 di lunedì 5 marzo in piazza Pushkin. Il meeting è stato autorizzato per un massimo di 30mila persone, ma Navalny lo ha detto e ripetuto durante gli interventi di domenica: “Chi vuole farlo dovrebbe scendere in strada, abbiamo il diritto di riunirci per manifestare ed è dovere di ogni cittadino andare in piazza ed esprimere la sua insoddisfazione per quello che è successo”. Non c’è delusione, non c’è rabbia: la vittoria di Putin era attesa e praticamente sicura. Ma per l’opposizione la vera sfida inizia adesso: la mobilitazione per la manifestazione di lunedì è già iniziata. Così ha concluso il suo discorso anche Navalny: "Ci vediamo in piazza".

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